
Sono ancora rilevanti le condizioni di svantaggio delle donne nel nostro Paese, nell’ambito lavorativo, familiare e sociale. Questo è quanto emerge dal rendiconto di genere, presentato a Roma dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, che contiene dati particolarmente significativi relativi alla presenza delle donne nel mercato del lavoro e nei percorsi di istruzione, ai livelli retributivi e pensionistici, agli strumenti di sostegno al lavoro di cura, alla violenza di genere.
Il documento, articolato, mette nero su bianco le disuguaglianze tra uomini e donne nei principali ambiti della vita sociale ed economica italiana. Si può riassumere così il Rendiconto sulla Parità di Genere 2024.
Dalla partecipazione al mercato del lavoro alla disparità salariale, dalla precarietà all’accesso ai ruoli dirigenziali, fino al tema delle pensioni.
Il quadro restituito dal report evidenzia criticità strutturali che ostacolano ancora oggi il raggiungimento dell’uguaglianza. Il mercato del lavoro continua a penalizzare le donne. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 52,5%, quasi venti punti sotto quello maschile (70,4%).
Non solo: le donne sono più spesso impiegate in lavori precari o part-time involontario e rappresentano la maggioranza di chi rinuncia a cercare un impiego per motivi familiari. Il tasso di inattività femminile, infatti, è al 42,3%, contro il 24,3% degli uomini. Tra le giovani, il fenomeno dei NEET (ragazzi e ragazze tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non seguono un percorso formativo) è particolarmente allarmante, con percentuali che raggiungono il 30,4% in Sicilia e il 28,5% in Campania.
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