
Intelligenza artificiale faccia a faccia con i divieti previsti nell’AI Act. Sono otto, c’è anche il social scoring.
Secondo il regolamento europeo AI Act i primi divieti sono entrati in vigore dal 2 febbraio, mentre il contenuto della bozza di linee guida sugli usi proibiti è stato diffuso dalla Commissione europea due giorni dopo, il 4 febbraio.
Nella bozza 140 pagine. la quasi totalità è destinata all’articolo 5 dell’AI Act, che definisce quali siano le applicazioni dell’intelligenza artificiale che in Europa non possono mai avere casa perché troppo pericolose (Fonte Wired).
Nel caso della sorveglianza biometrica, l’AI Act ammette tre eccezioni al divieto: la ricerca di vittime di reati e di persone scomparse; minacce certe alla vita o alla sicurezza fisica delle persone o di attacco terroristico; localizzazione e identificazione dei presunti autori di una lista di 16 reati tra cui traffico di esseri umani, abusi sessuali su minori e pedopornografia, spaccio di droga, traffico illecito di armi, rapine organizzate e armate (Fonte Wired).
L’obiettivo della Commissione è fornire certezza giuridica alle aziende che forniscono o utilizzano sistemi di Ia nel mercato Ue, e alle autorità nazionali responsabili della supervisione e dell’applicazione delle norme.
Le linee guida riguardano otto pratiche vietate, ossia l’uso di tecniche manipolative e subliminali, lo sfruttamento delle vulnerabilità delle persone (legate a età, disabilità, situazione sociale o economica); il social scoring; la polizia predittiva individuale basata esclusivamente sulla profilazione delle persone; lo scraping non mirato di immagini facciali da Internet o da filmati di telecamere a circuito chiuso per creare database di riconoscimento facciale; il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro e nelle scuole; i sistemi di categorizzazione biometrica che utilizzano caratteristiche sensibili (ad esempio, convinzioni politiche, filosofiche, religiose, orientamento sessuale e razza); l’identificazione biometrica remota in tempo reale di individui in spazi pubblici da parte delle forze dell’ordine (con eccezioni limitate).
Quanto alla governance, le Autorità nazionali di vigilanza dei mercati e il Garante per la protezione dei dati sono responsabili dell’applicazione delle norme e potranno intraprendere azioni esecutive in relazione ai divieti.
Gli Stati membri devono designare queste autorità entro il 2 agosto 2025, ciò significa che fino ad allora non ci sarà un vero e proprio enforcement pubblico.
Le società che violano le norme sui divieti possono incorrere in multe fino a 35 milioni di euro o al 7% del loro fatturato mondiale annuo.
Le linee guida non sono giuridicamente vincolanti, ma la Commissione intende fornire sostegno e orientamento alle aziende, soprattutto alle Pmi, per garantire un’attuazione coerente dell’AI Act in tutta l’Ue.
Con l’AI Act Service Desk, che sarà operativo dall’estate 2025, si offrirà una piattaforma interattiva con materiale informativo sulle norme dell’AI Act.
Il regolamento, entrato in vigore ad agosto 2024, è la prima legge al mondo in materia, adotta un approccio basato sul rischio, prevedendo una serie di obblighi a fornitori e sviluppatori di sistemi di IA in base ai diversi livelli di rischio identificati: rischio inaccettabile, elevato, limitato e rischio minimo o nullo.
Sono vietate quelle pratiche di Ia che comportano un rischio inaccettabile per la sicurezza e i diritti fondamentali. I divieti sono le prime disposizioni dell’AI Act ad essere applicabili, poi sarà la volta delle norme sulla governance e degli obblighi per l’Ia per finalità generali (applicabili dopo 12 mesi dall’entrata in vigore) e gli obblighi per i sistemi di Ia ad alto rischio (dopo 36 mesi). Il regolamento nel suo complesso sarà applicabile a due anni dall’entrata in vigore, il 2 agosto 2026.
Intelligenza artificiale “Game changer”
Sono in particolare i giovani a utilizzare l’Ia (68%) e la maggior parte lo fa per cercare supporto in attività scolastiche (64%), oltre che per svago (56%). Per i giovani l’Ia è oggi vissuta come “un nuovo motore di ricerca relazionale”.
Sono alcuni aspetti emersi dall’indagine di Bva Doxa ‘Gli italiani tra sostenibilità e intelligenza artificiale: generazioni a confronto’, presentata nel corso della terza edizione del Forum Multistakeholder di Cassa Depositi e Prestiti a Milano.
I giovani, tuttavia, sono consapevoli dei rischi e dell’appiattimento che l’AI produce su capacità analitiche, critiche e di apprendimento. Il supporto rapido e immediato a problematiche quotidiane e basilari ha però la meglio nell’analisi costi-benefici sullo strumento.
Secondo la ricerca l’intelligenza artificiale fa ormai parte della vita quotidiana degli italiani, che ne fanno uso in media circa tre volte a settimana.
Ma l’uso degli strumenti di Ia è accompagnato da forti dubbi rispetto al rischio che questa tecnologia possa ‘sopraffare’ le persone, in particolare per quanto riguarda gli aspetti di violazione della privacy (52%) produzione di fake news (52%), riduzione dei posti di lavoro (51%) e dipendenza e eccessivo utilizzo (49%).
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