
L’altra faccia della medaglia
Se durante la pandemia da Covid – 19 il ricorso al lavoro agile si è mostrato essere uno strumento necessario per far fronte alle chiusure e garantire, laddove compatibile con l’attività lavorativa, la sopravvivenza delle aziende, oggi ad essere messi in evidenza sono soprattutto i limiti dello strumento.
Isolamento, senso di smarrimento, minore socialità con i colleghi e basso coinvolgimento nelle dinamiche aziendali sono solo alcuni dei lati negativi messi in luce dalle più recenti ricerche sul tema.
Il diritto alla disconnessione esiste davvero?
Il diritto alla disconnessione, formalizzato all’interno degli accordi di lavoro agile, è l’elemento che forse meglio evidenzia limiti e potenzialità dello strumento.
La disconnessione, infatti, non è altro che la formalizzazione, seppur in termini astratti, di un confine tra il tempo del lavoro e il tempo della vita.
Metaforicamente rappresenta l’uscita dalla porta dell’ufficio.
Ma esiste davvero?
Il lavoro agile viene spesso associato ad una maggiore e migliore produttività da parte dei dipendenti. Nei fatti, però, l’aumento di produttività altro non è che il risultato di un maggior tempo di lavoro. I dipendenti che lavorano da casa, spesso, riducono le pause e finiscono con il protrarsi anche oltre il normale orario di lavoro.
Se questo, da un lato, compensa fenomeni di time porosity che normalmente si verificano durante la giornata, dall’altro, rischia di tradursi in uno strabordo del tempo di lavoro nel tempo libero.
Una ricerca pubblicata da Science lo conferma: chi lavora da casa generalmente tende ad evitare le attività sociali anche dopo il normale orario di ufficio.
Lo smart working, questo sconosciuto
È curioso come il termine smart working usato dal Legislatore italiano non sia diffuso nei paesi anglofoni dai quali abbiamo attinto. Per descrivere il fenomeno, infatti, vengono utilizzate altre espressioni come “remote work” o “work from home”.
Sebbene l’intento del legislatore italiano fosse quello di introdurre uno strumento innovativo e diverso dal telelavoro, nei fatti, il lavoro agile si è ridotto ad essere mero lavoro svolto da casa.
La legge che lo regolamenta (L. n. 81/2017) lo descrive come una diversa modalità di esecuzione della prestazione lavorativa priva di precisi vincoli di luogo o orario di lavoro.
L’assenza di un luogo di lavoro si scontra con la mancanza di una disciplina di contorno rendendo, ad esempio, non possibile ad oggi svolgere la propria attività lavorativa in un paese estero.
L’assenza di un orario si scontra con la rigidità dell’orario di lavoro e negli accordi individuali di smart working spesso le fasce di reperibilità finiscono con il coincidere con il normale orario di lavoro praticato nelle aziende.
Riflessioni finali
Se gli strumenti di flessibilità continuano a scontrarsi con le categorie di pensiero del passato, nel medio periodo, c’è un rischio reale di superamento delle potenzialità da parte dei limiti.
In assenza di un intervento complessivo, che includa anche un ripensamento del concetto stesso di lavoro, il rischio di abbandonare gli strumenti di flessibilità potrebbe diventare reale.
È bene evidenziare i limiti ma sarebbe ancora meglio riflettere su come sfruttare le potenzialità di uno strumento al quale, per cause di forza maggiore, siamo stati costretti ad avvicinarci.
Francesca Pietrangeli
La Rocca e Associati S.p.A.
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