Un nuovo orizzonte per i malati oncologici: quando una legge diventa speranza

Un giorno tutto sembra andare come sempre. Poi, all’improvviso, il corpo si ferma, la mente cede e ci si riscopre vulnerabili. Un tumore porta con sé un carico emotivo che spesso genera silenzi, paure e isolamento; una parola che può risuonare un tabù, che si nasconde come un nemico invisibile dietro gli sguardi bassi e il timore del giudizio.

E conciliare una malattia con il lavoro non è sempre facile. Anzi non lo è affatto. Eppure, una notizia positiva apre alcuni scenari di speranza: in data 8 luglio 2025 il Senato ha definitivamente approvato all’unanimità il disegno di legge n. 1430 (dopo il sì della Camera dello scorso marzo) che tutela il diritto al mantenimento del posto di lavoro per i lavoratori affetti da patologie oncologiche, invalidanti e croniche, anche rare.

Un intervento che non è soltanto legislativo, ma profondamente umano. Un passo avanti che lascia un messaggio importante: il lavoro sostiene il diritto alla salute, non lo ostacola.

La norma “Salva lavoro” per i malati oncologici riconosce ai dipendenti di datori di lavoro pubblici e privati, affetti da cancro e con un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento, la possibilità di richiedere un periodo di congedo, continuativo o frazionato, non superiore a 24 mesi, seppur non retribuito, durante il quale il dipendente ha diritto alla conservazione del proprio posto di lavoro e al termine del quale potrà accedere prioritariamente alla modalità di lavoro agile, ove la prestazione lavorativa lo consenta.

Il lavoro come parte della terapia

Una società civile, oggi, si misura anche sulla capacità di proteggere i più fragili e per chi affronta un percorso oncologico, la malattia non è soltanto un corpo che cambia o una terapia che logora. Si parla di persone, di storie, di battaglie silenziose fatte di precarietà, combattute tra ospedali e scrivanie, tra una chemio e una call di lavoro, tra la paura di perdere tutto e la forza di ricominciare.

Al di là del fattore economico, il lavoro è identità, è normalità, è speranza.

Per molti pazienti, la possibilità di mantenere il proprio ruolo professionale è un tassello importante nel percorso di guarigione; significa sentirsi ancora utili, connessi alla vita, nonostante la malattia, nonostante la paura di essere poco produttivi.

Tra le novità previste dalla nuova misura, infatti, i periodi di assenza per malattia oncologica saranno esclusi dal periodo di comporto ordinario previsto per la malattia, un intervento ad oggi già previsto da molti contratti collettivi nazionali, che adesso diventa legge.

Anche sul piano delle assenze dal lavoro, ulteriori 10 ore annue di permesso retribuito si sommeranno agli istituti contrattuali già in vigore, in caso di visite, esami strumentali o analisi cliniche. A beneficiarne, anche i lavoratori dipendenti pubblici e privati con figli minorenni affetti da malattia oncologica.

Un passo avanti. Ma si può fare sempre di meglio

Dopo l’approvazione della legge sull’oblio oncologico, che riconosce il diritto alle persone guarite dal tumore di non dichiarare la propria patologia trascorso un certo lasso di tempo, il voto unanime del Senato sulla nuova normativa che regolamenta le tutele per i malati oncologici: è certamente un segnale importante di attenzione verso i cittadini colpiti da patologie gravi e dimostra che c’è ancora tanta sensibilità sui temi più delicati dell’esistenza umana.

Ma ogni piccolo passo avanti ci ricorda che c’è ancora molto da fare per garantire una vita migliore a chi lotta ogni giorno contro la malattia. Su questo aspetto, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO) ritiene che ci siano ancora ampi margini di miglioramento per la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro, come l’introduzione del divieto di lavoro notturno per i malati oncologici.

La nuova legge, inoltre, garantisce il mantenimento del posto di lavoro e il diritto ad un congedo prolungato; tuttavia, durante l’assenza non è prevista alcuna retribuzione, non potendo svolgere, il lavoratore, altra attività lavorativa. Ciò potrebbe incrementare ulteriormente le difficoltà di sostentamento delle cure sanitarie per se stessi o per la propria famiglia.

Valeria Cappellano
La Rocca e Associati S.p.A.

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