Ti ignoro quando posso 

Presentata una proposta di legge parlamentare per introdurre il diritto alla disconnessione. 

“Lavoro, poi stacco”. Non è il testo suggerito di un messaggio WhatsApp bensì il titolo di una proposta di legge presentata di recente a Montecitorio. 

Ad avanzarla i deputati Pd, Arturo Scotto, primo firmatario, la capogruppo, Chiara Braga e la vicepresidente della Camera, Anna Ascani, oltre al direttivo della associazione ‘L’asSociata’, presieduta da Luca Onori. 

Tutelare dall’iperconnessione e ristabilire i confini temporali tra il tempo di lavoro e il tempo di riposo. In questo senso la proposta di legge punta regolamentare la disconnessione nella realtà giuridica italiana. 

Da un lato la diffusione su larga scala del lavoro agile ha comportato tanti vantaggi per imprese e dipendenti, dall’altro ha fatto sorgere l’esigenza di stabilire altri equilibri all’interno del rapporto di lavoro. Un rapporto diverso rispetto al passato. 

Venendo meno gli spazi fisici dell’azienda sono sfumati anche i confini temporali, e l’iperconnessione sembra essere diventata una fonte di stress per chi lavora da remoto. Da connessi a iperconnessi, sempre e oltre il limite.

Definire il diritto alla disconnessione diventa anche un modo per ristabilire una barriera protettiva.  

Il diritto a disconnettersi è veramente la soluzione? 

Alcuni Paesi, come l’Australia, hanno già introdotto il diritto alla disconnessione (leggi qui il nostro approfondimento “Diritto alla disconnessione, un fattore culturale“).

I dipendenti possono ignorare e-mail e chiamate fuori dall’orario di contratto senza temere ripercussioni. 

Se mettere nero su bianco un diritto significa riconoscerlo ufficialmente, l’atto fattuale del disconnettersi non seguito dall’effetto psicologico della disconnessione, potrebbe non essere sufficiente.  

Pensiamo alla lettura parziale di un mondo del lavoro alla ricerca di nuovi equilibri. Tipo la punta di un iceberg. 

Il rapporto di lavoro è una delle relazioni sociali predominanti e, come tale, è fonte di aspettative reciproche. Aspettative che volta si trasformano in pressioni psicologiche. Non sempre è facile sottrarsi.  

Puntare sulla qualità del tempo

Continuare ad applicare categorie del passato al mondo del lavoro di oggi non produce efficienza.

 L’iceberg rimane e può perdere la punta. Meno visibile, più pericoloso.

La percezione del tempo e del lavoro è ibrida.

La pervasività digitale ha ottenuto ripercussioni importanti. 

La fisicità, spazio e tempo percepiti in modo diverso mentre la simultaneità dei click azzera attese e distanze.

Ma basta disconnettersi per ritrovarsi?  

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