
Riders, consegna pasti, recapito pacchi: questa è la nostra idea sui lavoratori che vediamo sfrecciare sulle nostre strade, offrono servizi diffusi e a volte proteste sindacali. Ma il lavoro organizzato e gestito attraverso piattaforme si è diffuso velocemente.
Se ci dicessero che anche le imprese per le cure a domicilio sono in Italia per lo più organizzate da una piattaforma e da un algoritmo stenteremmo a crederci. Invece sembra così.
Una ricerca presentata la scorsa settimana ha definito la tipologia delle imprese che si caratterizzano per l’utilizzo piattaforma e algoritmi che gestiscono i dati per lo svolgersi delle attività e contemporaneamente migliorare l’efficienza del servizio.
L’identità delle piattaforme digitali, la loro capacità di incidere sui mercati e di trasformare il mondo del lavoro. Sono questi in sintesi gli aspetti su cui indaga il Report Inapp Platform work e crisi del lavoro salariato, curato dai ricercatori Massimo De Minicis e Francesca della Ratta.
Il lavoro è stato presentato durante il convegno “Genesi, identità, caratteristiche e varietà del capitalismo di piattaforma” svoltosi presso l’auditorium dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche a cui hanno partecipato manager delle piattaforme digitali di lavoro insieme ad esperti e sindacalisti coinvolti nella rappresentanza dei lavoratori tramite piattaforma.
In particolare, iI Report è frutto di un progetto di ricerca triennale che si basa su un approccio integrato, combinando l’analisi della letteratura scientifica con un’indagine empirica sul campo, realizzata attraverso interviste e focus group che hanno coinvolto manager delle piattaforme, lavoratori, organizzazioni sindacali e imprese utilizzatrici.
I lavoratori che operano tramite piattaforme digitali nella Ue erano 28 milioni nel 2022 (per intenderci, poco meno degli addetti della manifattura) e il Consiglio dell’Unione europea stima che aumenteranno considerevolmente nei prossimi anni. Anche in Italia il fenomeno, dopo il boom della pandemia, resta presente e si stabilizza: secondo i dati dell’edizione 2024 dell’indagine Inapp Plus sono circa 690mila le persone tra i 18 e i 74 anni che hanno realizzato un guadagno tramite piattaforma, consegnando pacchi o pasti, vendendo beni, affittando case o offrendo servizi di cura.
Le piattaforme di lavoro in Italia offrono un accesso immediato e inclusivo al mercato del lavoro, rendendo possibile l’ingresso di molti lavoratori, in particolare migranti, grazie a una struttura non selettiva che si basa sul conseguimento dei risultati. Nelle piattaforme non si verificano forme di mismatch tra domanda e offerta, sia grazie all’azione algoritmica sia per la presenza di una forza lavoro potenziale radicalmente scalabile.
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