Roma: tra l’incubo del traffico e il sogno dello smart working

«Ogni mattina un fiume di persone si riversa dalla provincia nelle città […] ogni lavoratore è costretto a spostarsi dalla casa in cui dorme all’ufficio dove lavora» (Smart working. La rivoluzione del lavoro intelligente, Marsilio, 2020).

Quanto appena trascritto costituisce l’incipit del libro di Domenico De Masi, sociologo che analizzò ciò che egli stesso definiva “la rivoluzione del lavoro intelligente”: ovvero lo smart working.

Chi invece non può “remotizzare” il lavoro, si sposta: secondo l’ultimo rapporto del Campidoglio, «tra il 2022 e il 2023 il numero dei pendolari è aumentato del 4,8%, passando da 340.903 a 357.211» (Fonte: La Repubblica).

Ma come viene vissuta l’esperienza tragitto casa-lavoro e lavoro-casa?

Roma al 65º posto per sostenibilità

Nella Capitale fare il pendolare comporta diverse difficoltà. Per capirlo è sufficiente conoscere la posizione della città Eterna nella classifica redatta da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore.

Secondo il rapporto Ecosistema Urbano 2024, Roma si colloca al 65º posto, segnalando performance poco brillanti nei principali indicatori di sostenibilità: qualità dell’acqua e dell’aria, efficienza energetica, gestione dell’ambiente urbano, dei rifiuti e della mobilità.

Disservizi, scioperi e traffico

La mobilità, in particolare, costituisce un tasto dolente. Si legge su Odissea Quotidiana:

«Cara Roma TPL, non ci mancherai! Nel 2023 persa 1 corsa su 3. L’informazione sconcertante emerge dall’analisi dei report consegnati al Comune di Roma: Nel 2023 Roma Tpl ha erogato 21,3 milioni di vetture km (unità di misura utilizzata nel settore dei trasporti pubblici per quantificare l’offerta di servizio), contro i circa 31 programmati da contratto di servizio».

Sul lato del trasporto pubblico, invece, gli scioperi nazionali non si arrestano. Le organizzazioni sindacali hanno spiegato che i motivi dello sciopero sono legati all’urgenza di rinnovare il Ccnl, scaduto dal 31 dicembre 2023 e all’esigenza di «aprire riflessione su un sistema di mobilità collettiva che, senza una riforma di sistema, rischia gradualmente di sparire» (Fonte: Wired). 

La città metropolitana di Roma, dunque, non soddisfa gli standard della vivibilità ambientale urbana. Ed è in questo contesto che la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici fa ricorso all’uso della macchina privata. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio UnipolSai, gli italiani trascorrono 1 ora e 25 minuti al giorno in automobile, viaggiando a una velocità media di 29,5 km/h e percorrendo 41 km.

Work-life balance e mobilità: lo smart working come soluzione temporanea?

Un dato che incide negativamente sulla qualità della vita dei dipendenti, nonché sull’equilibrio vita-lavoro. In attesa di un sistema di trasporti pubblici più efficiente, questo equilibrio – noto anche come work-life balance, termine ormai diffuso tra i giovani della Generazione Z – viene reso possibile dallo smartworking (per chi ne ha la possibilità).

Ancora De Masi scriveva «per realizzare questa simbiosi in cui lavoro e vita si potenziano reciprocamente invece di mortificarsi a vicenda, occorre che lo smart working sia solo un tassello del nuovo mosaico che costituirà integralmente il paradigma industriale con quello postindustriale».

Per tale motivo resta cruciale investire nel miglioramento del sistema dei trasporti pubblici per garantire una mobilità più performante e sostenibile. D’altronde, l’Agenzia del trasporto autoferrotranviario del Comune di Roma (Atac) ha informato così i viaggiatori del disagio causato dai lavori di ristrutturazione in corso: «MA (metro A) poi sarà migliore».

Kim Valerie Calingasan Vilale

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