
Treccani definisce “lavoro povero” quale espressione indicante quella condizione in cui «l’occupazione non garantisce un reddito sufficiente a sottrarre l’individuo o il nucleo familiare dal rischio di povertà».
La definizione, ormai in largo uso sia nel lessico sociologico e sia in quelo giornalistico, è sintetizzata anche nella situazione di “working poor”, cioè lavoratori con salari bassi o discontinui che restano sotto la soglia di benessere economico.
In Italia il fenomeno è strutturale. Secondo ISTAT, circa il 10% degli occupati è a rischio di povertà nonostante il lavoro, con incidenza più alta tra giovani, donne e lavoratori precari (ISTAT, Rapporto annuale 2024; EU-SILC). La crescita dei contratti a termine e dei salari stagnanti contribuisce a rendere il lavoro sempre meno garanzia di inclusione sociale.
Per Zygmunt Bauman, sociologo polacco noto per il suo concetto di “modernità liquida”, la precarietà è una cifra della modernità contemporanea, dove i legami lavorativi si dissolvo rapidamente. Mentre la sociologia ha interpretato questo mutamento come frattura sistemica, l’arte la svelta.
C di Cinema
Nel cinema, Ken Loach in Sorry We Missed You (2019) costruisce un racconto di realismo quasi documentario sulla cosiddetta “gig economy”. Il protagonista, Ricky Turner, entra nel circuito delle consegne a domicilio come “autonomo” formalmente indipendente ma sostanzialmente vincolato a ritmi, penali e algoritmi di controllo. La macchina narrativa di Loach insiste sulla frattura tra linguaggio neoliberale dell’autonomia e realtà materiale dello sfruttamento: nessuna tutela, orari impossibili, rischio trasferito interamente sul lavoratore. Il film diventa così una parabola sulla disintegrazione del welfare informale familiare, dove anche i legami domestici si consumano sotto la pressione del reddito insufficiente.
F di Fotografia
La fotografia di Letizia Battaglia si colloca invece nel cuore della Palermo degli anni ‘70. Lo scatto della bambina con il pallone, in bianco e nero, non è solo documento ma costruzione simbolica: l’infanzia appare sospesa tra vitalità e vulnerabilità, immersa in un paesaggio urbano segnato da disuguaglianze e marginalità strutturali. Battaglia utilizza la prossimità fisica e lo sguardo ravvicinato per trasformare la cronaca in testimonianza etica, dove il lavoro povero si intravede sullo sfondo delle condizioni di vita: quartieri degradati, economia informale, assenza di protezioni sociali.
L di Letteratura
In letteratura, La porca miseria (Alegre, 2023) di Cash Carraway adotta invece una scrittura ibrida, tra memoir e denuncia sociale. Il testo racconta la precarietà lavorativa e abitativa di una madre single come esperienza totalizzante: lavori intermittenti, maternità vissuta nella precarietà economica, e un sistema di welfare percepito come distante o inaccessibile. La forza del libro risiede nella sua oralità cruda, quasi confessionale, che restituisce al lettore non una teoria della povertà ma la sua quotidianità materiale e psicologica.
P di podcast
Infine, il podcast My Zone si inserisce nel panorama della narrazione sonora contemporanea italiana come approfondimento sull’hinterland milanese. Premiato agli Italian Podcast Awards nella categoria videopodcast, le voci di Selam Tesfai e Ariman riscostruiscono la vita di chi vive ai margini della città: pendolarismo quotidiano, salari bassi, questione abitativa.
Tra dati e narrazioni, il lavoro povero emerge non solo come categoria economica, ma come forma esistenziale del presente, dove il “disagio retributivo” compromette costituzionalmente i principi di equità, sufficienza della retribuzione ed esistenza libera e dignitosa.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.
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