Quanto è diffusa la violenza sul lavoro? Il report dell’INAIL

Nel panorama delle problematiche lavorative moderne, la questione delle molestie e delle violenze nei luoghi di lavoro emerge come un tema di crescente rilevanza. Pur trattandosi di un diritto fondamentale, sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e da altre convenzioni internazionali, il lavoro – da strumento di emancipazione e dignità – si trasforma talvolta in terreno fertile per atti di violenza e molestie, sia verbali che fisiche.

Non si tratta di fenomeni isolati, ma di dinamiche complesse che coinvolgono un numero crescente di lavoratori che quotidianamente si trovano ad affrontare un clima di intimidazione, abuso di potere e discriminazione. Il recente report dell’INAIL, che analizza l’andamento degli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, fornisce un quadro completo e dettagliato di questi fenomeni, rivelando come molestie, aggressioni e micro-aggressioni siano sempre più diffuse e dannose per il benessere psicofisico dei lavoratori.

Il fenomeno delle molestie e delle violenze sul lavoro

Le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro non sono fenomeni limitati a singoli eventi o a contesti marginali. Al contrario, sono espressione di una relazione di potere che si manifesta in molteplici forme, dalla violenza verbale e psicologica al mobbing, fino agli episodi più gravi di aggressioni fisiche.

Atti che possono verificarsi all’interno dell’ambiente lavorativo e che, spesso, sono causati anche da fattori esterni, come aggressioni da parte di clienti, pazienti, o altri soggetti con cui i lavoratori interagiscono.

Secondo un’indagine condotta dall’organizzazione italiana We World, la violenza verbale rappresenta la forma più comune, seguita dal mobbing e dall’abuso di potere. Nonostante la sua apparente “inconsistenza”, la violenza psicologica ha un impatto devastante sulla salute mentale dei lavoratori, alimentando un clima di ansia e stress che mina la produttività e la qualità della vita lavorativa.

Una particolare attenzione va rivolta alle micro-aggressioni, quei comportamenti sessisti e discriminatori che, seppur meno evidenti, influiscono profondamente sul benessere dei dipendenti. Le statistiche parlano chiaro: più di sette persone su dieci hanno assistito o subito almeno una micro-aggressione sul posto di lavoro, con una prevalenza particolare tra le donne e i giovani lavoratori. Le ripercussioni su chi ne è vittima sono molteplici e spaziano dalla perdita di autostima al peggioramento delle condizioni di salute psicologica, con conseguenze gravi anche a lungo termine, come il burnout (stress lavorativo cronico) e il distacco dal lavoro. Inoltre, è significativo notare che un numero elevato di persone si trova costretto a dimettersi o viene licenziato a seguito di violenze sul lavoro.

Le aggressioni sui luoghi di lavoro: l’analisi

L’INAIL, attraverso l’analisi dei dati sulle aggressioni e violenze professionali, ha confermato un trend preoccupante di infortuni causati da eventi violenti sul luogo di lavoro. Nel 2023, sono stati registrati 6.813 infortuni per aggressioni, con un aumento significativo rispetto all’anno precedente. Le donne sono le più colpite, con un incremento dell’8,6% rispetto al 2022.

Gli infortuni per violenze e aggressioni, nella maggior parte dei casi, sono causati da soggetti esterni all’azienda, come nel caso di rapine o aggressioni rivolte al personale sanitario. Tuttavia, non mancano anche episodi di conflitti interni tra colleghi. Un settore particolarmente vulnerabile è quello sanitario, dove le violenze fisiche e verbali colpiscono principalmente infermieri e operatori sociosanitari, professioni in cui le donne rappresentano la grande maggioranza delle vittime.

Inoltre, la distribuzione geografica delle aggressioni evidenzia una concentrazione di casi nel Nord Italia, con Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto che registrano le cifre più alte. Seppur la maggior parte degli infortuni non comporti postumi invalidanti permanenti, le lesioni riportate dai lavoratori sono comunque significative: contusioni, lussazioni e fratture sono i traumi più comuni, con una percentuale elevata di infortuni che interessa la testa e gli arti superiori.

Prevenzione e strumenti di supporto: la necessità di un approccio in ottica di genere

L’INAIL ha messo in atto numerosi interventi per contrastare le violenze e le molestie nei luoghi di lavoro, promuovendo la valutazione dei rischi in ottica di genere. Questo approccio si fonda sulla consapevolezza che uomini e donne possano essere esposti a rischi diversi a seconda delle mansioni svolte, ma anche che la risposta a tali rischi possa variare significativamente.

L’introduzione di strumenti di valutazione specifici e il miglioramento delle condizioni lavorative per le categorie più vulnerabili sono passi fondamentali per la creazione di ambienti di lavoro più sicuri e rispettosi della dignità di ciascun individuo. Inoltre, il progetto “Valutazione dei rischi in ottica di genere” sviluppato dall’INAIL, che include volumi dedicati alla prevenzione, fornisce indicazioni precise per i datori di lavoro, affinché possano adottare misure concrete per proteggere i lavoratori da atti di violenza e discriminazione.

Sguardo al futuro: un impegno comune

La lotta contro le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro è una sfida complessa che richiede l’impegno congiunto di datori di lavoro, istituzioni e lavoratori. Non è sufficiente limitarsi a monitorare gli incidenti; è necessario un cambiamento culturale che riconosca la gravità di questi fenomeni e preveda interventi preventivi efficaci. Sebbene le statistiche siano preoccupanti, l’impegno per sensibilizzare e creare ambienti di lavoro più inclusivi e sicuri è il passo fondamentale verso un futuro lavorativo che tuteli davvero la dignità e il benessere di tutte e tutti.

Antonio Chiappinelli
La Rocca e Associati S.p.A.

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