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Il film di Mario Monicelli Parenti serpenti (1992) porta sugli schermi degli italiani il ritratto ironico della complessità dei legami familiari durante le feste: una tavola imbandita diventa il teatro di tensioni mai del tutto sopite, vecchie rivalità e ricordi condivisi. La scena, per quanto tragicomica, ci ricorda quanto il cibo non sia solo nutrimento, ma anche momento di interazione e di identità.
Il World Happiness Report 2025
Il World Happiness Report 2025 dedica attenzione al ruolo delle relazioni sociali nel benessere: tra i fattori che maggiormente contribuiscono alla felicità figurano la qualità dei legami interpersonali e il tempo condiviso con gli altri durante il consumo dei pasti (Capitolo III). Secondo il rapporto, condividere un pasto può rafforzare il senso di appartenenza e la connessione emotiva con chi ci circonda, incidendo positivamente sul benessere soggettivo.
Tuttavia, non sempre la tavola comune è sinonimo di serenità. Il concetto di identity jet lag descrive una condizione di disorientamento emotivo causato da tensioni mai risolte e sentimenti ambivalenti tra chi eravamo e chi siamo oggi. In particolare, nei contesti sociali come il pranzo o la cena in famiglia, questo può emergere con forza: ovvero, si oscilla tra la voglia di aprirsi e la tentazione di ritirarsi nel silenzio. È perciò importante non interpretare esclusivamente la felicità correlata alla condivisione dei pasti come una soluzione semplice o universale a problemi complessi, come la salute; e, dunque, evitare narrazioni moralizzanti o stereotipate.
L’aumento delle famiglie monocomponenti
Infatti, un altro aspetto rilevante riguarda l’aumento dei pasti consumati in solitudine, favorito dall’urbanizzazione e dalla digitalizzazione. In Italia, secondo l’ultimo Rapporto ISTAT, le “famiglie monocomponenti” – composte da una sola persona – rappresentano ormai una quota significativa del totale e questa tendenza è destinata a crescere.
Si legge: «entro il 2043, le persone che vivono sole saranno la tipologia familiare più frequente, con quasi il 40% del totale delle famiglie. In particolare, si prevede un aumento del 10,4% degli uomini soli (da 4,2 a 4,7 milioni) e del 19,6% delle donne sole (da 5,1 a 6 milioni). La crescita interessa soprattutto le età più avanzate: nel 2023, tra i 9,3 milioni di persone sole, 4,4 milioni (47,5%) hanno più di 65 anni, mentre nel 2043 gli anziani soli raggiungeranno 6,2 milioni, pari al 57,7% delle persone che vivranno sole». Una previsione che impone una riflessione su come favorire esperienze di condivisione e di collettività, anche in contesti diversi dalla famiglia tradizionale.
L’importanza delle esperienze collettive
Rilanciare, ad esempio, la ristorazione comunitaria può avere un impatto concreto sul benessere. Studi del 2024 confermano la relazione positiva tra pasti condivisi e salute mentale: la ricerca pubblicata su Frontiers in Public Health mostra che esperienze comuni di consumo di cibo possono ridurre solitudine, tristezza e disagio emotivo nella popolazione anziana. L’indagine suggerisce, dunque, un’opportunità concreta per le politiche di salute pubblica.
Non si tratta di imporre modelli rigidi, ma di creare spazi e occasioni che favoriscano la connessione sociale attraverso il cibo, valorizzando la convivialità come un fattore di qualità della vita, senza semplificazioni o giudizi. Non è fuori luogo, infatti, considerare la condivisione dei pasti come un indicatore di benessere, paragonabile a fattori come il reddito e l’occupazione.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.
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