
Per ottimizzare la produzione su più piattaforme i creators fanno ampio ricorso all’AI, utilizzata dall’80% dei creator europei recita inoltre lo studio ‘Creator Economy 2025’ di Kolsquare.
Sul piano dei valori? In Europa, in dettaglio, sul piano dei valori nel rapporto tra influencer, brand e community che i creator scelgono i partner in base ai valori condivisi.
La trasparenza sulle collaborazioni è infatti in cima alla lista dei criteri in tutti i Paesi europei, segnalata dal 68% degli intervistati, a testimonianza del fatto che la divulgazione viene percepita come un valore.
Quasi la metà dichiara di promuovere attivamente attraverso i contenuti la sostenibilità (49%), seguita dalle tematiche di diversità, equità e inclusione (47%), mentre la consapevolezza circa la salute mentale è un tema che sta progressivamente guadagnando terreno, in particolare nel Regno Unito.
Valori condivisi e allineamento etico risultano quindi essenziali per la maggioranza dei creatori europei, con il compenso a chiudere il podio (44%).
Secondo il 57% delle persone coinvolte nello studio, le community seguono i propri beniamini perchè traggono ispirazione dai contenuti e dallo stile di vita mostrato, fenomeno molto presente in Spagna, poi per puro intrattenimento, con la Germania alla guida, e infine per i contenuti informativi o divulgativi, soprattutto in Italia.
Anche l’identificazione conta: uno su tre afferma che i follower si immedesimano con le esperienze personali degli influencer, approccio tipico del Regno Unito. “In un ambiente digitale notoriamente tossico, -si legge – è incoraggiante scoprire che una solida maggioranza di creator, il 63%, non ha subito forme di attacco o di molestia online. Per contro, circa un terzo degli intervistati ha raccontato di esserne stato ripetutamente vittima, con il trolling e gli insulti personali indicati come forme di abuso più comuni da ben sette su dieci.
Tra coloro che ricevono insulti online, sono le donne a doversi difendere più spesso, bersagliate da commenti basati su sesso e genere (48%) o da attacchi di body shaming (52%).
I creatori del Regno Unito hanno più probabilità di essere bersaglio di abusi razziali online (30% dei casi, +12% rispetto alla media europea). In Italia invece spopolano i commenti omofobi o transfobici, insulti legati alla religione o all’orientamento politico e critiche sulla scelta dei brand con cui si collabora”.
Anche la sofferenza rispetto al sistema legislativo è un tratto distintivo dei creator italiani, con più della metà che sottolinea quanto le normative siano troppo complesse o limitino la libertà creativa e un 12% che dichiara di non essere a conoscenza delle leggi in materia. A ritenerle utili solo il 22%, il dato più basso nel continente.
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