
Con i prezzi proibitivi il diritto alla casa è sotto attacco
Nei centri urbani la questione abitativa ricorre quasi sempre come contenuto dello small talk, ovvero come espediente argomentativo per rompere il ghiaccio o per riempire i silenzi in contesti sociali e lavorativi.
La crisi abitativa ha infatti raggiunto una dimensione talmente emergenziale da essere avvertita dalla maggior parte dei cittadini; in particolare da coloro che interagiscono con un mercato immobiliare sempre più proibitivo, caratterizzato da prezzi inaccessibili, affitti in costante aumento e una disponibilità di alloggi sempre più limitata.
I dati lo confermano, l’Italia è in prima fila: l’aumento medio dei prezzi delle case dal 2015 al 2023 ha segnato l’8,3% (Fonte: Eurostat).
Città come Milano, Roma e Firenze hanno riportato aumenti esorbitanti nei prezzi di vendita. Un aspetto confermato anche dai dati, forniti dall’Agenzia delle Entrate e divulgati da Il Sole 24 Ore, sulle compravendite immobiliari del secondo semestre 2024: rispetto allo stesso periodo del 2023, Milano ha registrato un calo del -10,1%, Firenze (-7%) e Roma (-1,5%).
È evidente che la situazione non facilita gli studenti – si ricordano le proteste degli universitari in tenda contro il caro affitti – le famiglie, chi lavora ed è alla ricerca di soluzioni abitative adeguate. Alla scarsità di alloggi a prezzi accessibili si può sommare inoltre anche un altro problema: la discriminazione abitativa.
Può esistere la difficoltà di trovare casa per alcune categorie di persone: entrano in gioco l’origine etnica, la nazionalità, il genere, l’età, la religione.
Un tetto per i lavoratori: il caso virtuoso di Cuneo
È una storia a lieto fine quella avvenuta in provincia di Cuneo, riportata da La Stampa: «il caso è quello di un imprenditore locale che – di fronte alle difficoltà dei dipendenti stranieri nel trovare un alloggio – è intervenuto in prima persona: ha acquistato un edificio, lo ha ristrutturato e lo ha destinato ai lavoratori immigrati, garantendo loro un alloggio dignitoso e sicuro».
Il gesto di Paolo Giuggia non solo rappresenta un atto di umanesimo aziendale, ma costituisce un segno tangibile e controcorrente rispetto a un clima politico di crescente chiusura nei confronti dei lavoratori extracomunitari.
Fringe benefit e agevolazioni: il ruolo delle imprese nella questione abitativa
Nonostante l’emergenza abitativa in corso, non tutti sanno che il datore di lavoro può riconoscere ai propri dipendenti – come ulteriore elemento retributivo aggiuntivo alla retribuzione – l’attribuzione di immobili di servizio o il pagamento di un contributo per l’affitto. In tal caso, l’alloggio assegnato nella categoria dei fringe benefit.
Esistono diverse tipologie di alloggi che le aziende possono concedere ai dipendenti, ciascuna con un diverso trattamento fiscale e contributivo.
- Alloggi a uso foresteria: si tratta di fabbricati destinati ai lavoratori in trasferta temporanea. Il datore di lavoro può dedurre integralmente i costi relativi ai servizi di alloggio.
- Alloggi a uso abitativo per i dipendenti: per i canoni di locazione e le spese di manutenzione dei fabbricati destinati all’uso abitativo, i costi sostenuti dal datore di lavoro sono deducibili fino a un importo che non può superare il reddito del dipendente. I fringe benefit determinano il limite della deducibilità.
- Alloggi strumentali pro-tempore: si tratta di immobili concessi a lavoratori che hanno dovuto trasferire la propria residenza per motivi di lavoro. In questo caso, i canoni di locazione e le spese di manutenzione sono totalmente deducibili dal reddito d’impresa per il periodo d’imposta in cui avviene il trasferimento e per i due periodi successivi.
Anche la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto alcune novità in materia di alloggi, prevedendo una agevolazione fiscale per i dipendenti che trasferiscono la propria residenza ad almeno 100 chilometri dalla precedente.
Il legislatore, infatti, ha previsto uno speciale fringe benefit di 5.000 € (con esenzione solo fiscale) per le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro per il pagamento dei canoni di locazione e delle spese di manutenzione per le abitazioni locate dai dipendenti assunti a tempo indeterminato nel corso del 2025.
Tuttavia, questa agevolazione è destinata esclusivamente ai titolari di reddito da lavoro dipendente che non superano i 35.000 € nell’anno precedente a quello dell’assunzione.
In conclusione, la crisi abitativa rappresenta una delle sfide più urgenti per le società moderne, con impatti tangibili sulle famiglie, i lavoratori e i giovani; l’inaccessibilità dei prezzi e la scarsità di alloggi a costi contenuti contribuiscono a una crescente disuguaglianza sociale, esacerbata da pratiche di discriminazione abitativa.
Tuttavia, la risposta a questa emergenza non può solo venire dalle politiche pubbliche, ma anche da azioni concrete e solidali come quelle raccontate nel caso dell’imprenditore cuneese, che dimostrano come l’iniziativa privata, unita a un forte senso di responsabilità sociale, possa fare la differenza.
Sebbene gli incentivi fiscali previsti dalla Legge di Bilancio 2025 possano offrire un piccolo sollievo, resta fondamentale una visione più ampia e strutturale per affrontare una problematica che tocca le radici della giustizia sociale e del benessere collettivo.
L’articolo Oltre la crisi: soluzioni aziendali per l’alloggio sembra essere il primo su 7Grammilavoro.

