Oltre il kawaii: la letteratura giapponese risponde al controllo della maternità

Trova un titolo ideale per questo articolo focalizzandoti sulla parte letteraria: Attorno al Giappone aleggia un alone di fantasia, che nella testa del turista produce l’immagine di un paese dominato dal rigore, dall’ordine e da graziosi gadget adorabili. La terra del Sol-Levante appare – per dirla in giapponese – un luogo kawaii (carino) fatto di templi silenziosi, dolci color pastello e water sofisticati.

Il declino demografico in Giappone

Tuttavia, dietro l’estetica rassicurante, si cela un aspetto del paese ben meno idilliaco. Il Giappone è oggi tra i paesi con il tasso di natalità più basso al mondo. Nel 2024, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, sono nati appena 686.061 bambini, segnando un calo del 5,7% rispetto all’anno precedente e facendo registrare, per la prima volta dal 1899 – anno in cui sono iniziate le rilevazioni – un numero di nascite inferiore alle 700.000 unità. Si tratta del sedicesimo anno consecutivo di declino, una tendenza che appare ormai strutturale e che solleva serie preoccupazioni sul futuro demografico ed economico del Paese (Fonte: AP News).

Le conseguenze non sono sconosciute: carenza di forza lavoro, aumento delle spese sanitarie e pensionistiche, spopolamento di intere aree rurali e un’economia che fatica a trovare un nuovo equilibrio. Di fronte a questo scenario, le politiche pubbliche nipponiche hanno cercato di incentivare la natalità con bonus economici, congedi parentali e agevolazioni per le famiglie.

Una sfida culturale

Tuttavia, il problema non si limita a essere solo economico, ma si presenta anche e soprattutto culturale: la struttura della società giapponese continua a scaricare sulle donne l’onere della cura domestica e della maternità, rendendo spesso difficile conciliare carriera e famiglia. Non casualmente, in Giappone permane forte quella retorica che vede le donne come “macchine per fare figli” (Fonte: Time), espressione infelice che ha suscitato indignazione, ma che ben fotografa un immaginario ancora radicato.

È proprio contro questa visione conservatrice e riduttiva della donna che si è sviluppata in Giappone una nuova ondata letteraria femminile, che utilizza il genere distopico per riflettere sul controllo sociale e, in particolare, sulla la maternità imposta. Una delle penne più affilate di questo filone è Murata Sayaka, già nota al pubblico italiano per La ragazza del convenience store (2018, Edizioni e/o).

Tornata ora in libreria con il romanzo Vanishing World – sempre per Edizioni e/o – Murata immagina una società in cui la riproduzione e le relazioni affettive sono gestite da un sistema impersonale e burocratico. I sentimenti sono ridotti a formalità e i corpi sono strumenti di funzione collettiva. Insomma, per chi cerca una lettura provocatoria capace di accendere riflessioni sotto l’ombrellone, Vanishing World è la scelta ideale. Un romanzo distopico che ammonisce: dietro l’immagine perfetta del Giappone, c’è anche una complessa battaglia culturale per i diritti, l’identità e la libertà delle donne.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

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