
I numeri dei Neet, i divari territoriali sul fronte occupazione, i part-time involontari, il divario con la media Ue su occupazione femminile e giovanile. Sono alcuni tra gli aspetti che emergono dal XXVI Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro e della contrattazione collettiva italiana. In recupero le retribuzioni contrattuali.
Al 31 dicembre 2024, risultano depositati presso il CNEL 1.017 contratti collettivi nazionali di lavoro, di cui 388 vigenti e 629 scaduti, la maggior parte dei quali non sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil di cui più di 100 da oltre 10 anni. I 1.017 contratti collettivi risultano applicati a 14.628.361 lavoratori. Nel settore pubblico sono stati censiti 23 contratti collettivi, mentre 46 sono gli accordi economici collettivi relativi ad autonomi e parasubordinati.
Inoltre, dei 1.017 contratti depositati al CNEL, ben 74 risultano non rinnovati da almeno 10 anni e applicati a 40.123 lavoratori. Il numero complessivo di lavoratori in attesa di rinnovo era al 31 dicembre 2024 pari a 6 milioni 389 mila (nel 2023 erano circa 7,7 milioni), a fronte di 8 milioni 349 mila disciplinati da contratti rinnovati. Al 31 dicembre 2024 la percentuale di dipendenti coperti da CCNL rinnovato era del 56%, con punte del 13% nel settore trasporti, del 19% nel settore meccanica, del 35% nei tessili, del 93% dei chimici e del 95% del terziario e servizi.
I dati dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro segnalano certamente la presenza di un numero rilevante di contratti in ciascun settore, ma se si utilizza una soglia di rilevanza statistica (ad esempio dell’1 per cento del totale dei lavoratori censiti dal modello uniemens nel settore di riferimento) emerge che i Ccnl applicati in modo significativo sono generalmente poche unità.
È “critico è l’andamento dei tassi di occupazione letti in una prospettiva territoriale, con un tasso di occupazione del 69,7% nel Nord del Paese, del 66,8% nel Centro Italia e del 49,3% nel Mezzogiorno. Il Mezzogiorno resta quindi l’area con il più basso tasso di occupazione, inferiore di 12,9 punti percentuali rispetto al tasso nazionale, l’area con il più alto tasso di disoccupazione (11,9%) e di inattività (43,9%) soprattutto della componente femminile”.
A quanto si legge permane elevato in Italia il numero di occupati con forme di part-time involontario che, sebbene in calo negli ultimi anni, riguardano ancora la maggior parte dei lavoratori, specie la componente femminile, assunti a tempo parziale, collocando l’Italia sopra la media europea (29,8% a fronte della media Ue 27,9%)”. Lo sottolinea il XXVI Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.
Sempre in riferimento alla qualità dell’occupazione, “da monitorare è anche il fenomeno del lavoro autonomo non genuino, attraverso l’utilizzo di contratti di collaborazione e partite Iva organizzate con orari di lavoro fissi e in regime di mono-committenza”.
Rispetto ai principali Paesi europei, il mercato del lavoro italiano continua a presentare criticità soprattutto con riferimento all’occupazione femminile e giovanile, che si conferma tra le più basse in Europa con un divario, nella classe età 15-29, rispettivamente di 12,9 e 15 punti percentuali rispetto alla media europea. Forti criticità permangono nei tassi di lavoro sommerso, fra i più alti in Europa, e nell’occupazione della componente più vulnerabile del mercato del lavoro. Per quanto giunto al 62,2%, il tasso di occupazione italiano resta il più basso d’Europa, inferiore di ben 15,2 punti percentuali rispetto alla Germania, di 6,8 punti rispetto alla Francia, di 3,9 punti rispetto alla Spagna. È quanto evidenzia il XXVI Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.
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