“L’Italia al lavoro” tra storia e verità

La mostra “L’Italia al lavoro”

Sulle pareti della Sala Fontana, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, si stagliano nitide le foto storiche d’archivio.  Tra queste ce n’è una in bianco e nero, scattata nel 1951, che ritrae un gruppo di operai mentre esce da un tunnel scavato durante i lavori di costruzione della diga del Carboj, in Sicilia. Ne segue un’altra del 1962 che ritrae l’abbraccio tra operai francesi e italiani per l’abbattimento dell’ultimo diaframma di roccia tra Courmayeur e Chamonix per il traforo del Monte Bianco.

Sono gli scatti che, in maniera particolare, rendono i significati della rassegna in corso a Roma dal titolo L’Italia al lavoro.  La  dimensione è ampia, identifica la collettività composta da generazioni di lavoratrici e lavoratori del Belpaese. Il percorso della mostra traccia a ritroso l’evoluzione del mondo del lavoro in Italia dal secondo dopoguerra ad oggi. La rassegna, curata da Sara Gumina,  è a Roma fino al 23 marzo.

Un racconto per immagini

Le immagini e i video d’archivio sono suddivisi in sezioni e decenni: I) 1945-1955 Il dopoguerra e la ricostruzione; II) 1955-1965 Il boom economico; III) 1965-1975 La stagione dei diritti; IV) 1975-1985 L’avvento della tecnologia; V) 1985-1995 Il ruolo internazionale dell’Italia; VI) 1995-2005 L’Italia nel mercato globale; VII) 2005-2015 Le nuove sfide tecnologiche e, infine, VIII) 2015-2025 Tra smart working e intelligenza artificiale.

Il racconto per immagini cresce e si impenna nel passaggio snodale degli anni del “boom” quando a partire dagli anni  ’50 l’Italia vede il passaggio da un’economia prevalentemente agricola e artigianale al mercato del lavoro plasmato dall’ingresso della microelettronica. Nel “boom” industriale silenziosi flussi informatici rendono possibile la sostituzione di tre operai con un solo robot.

Ancor prima dell’innovazione tecnologica, la storia del lavoro in Italia si è contraddistinta per le proprie lotte sindacali e di classe. Partiamo dalla fine dell’Ottocento, poi le battaglie degli operai contro i tempi di lavoro stabiliti dalle macchine, poi l’organizzazione scientifica del lavoro. Da questa memorabile stagione nasce l’adozione della Legge 20 maggio 1970, n. 300, altrimenti conosciuta come lo Statuto dei Lavoratori. Lo strumento legislativo è il segno delle conquiste sul piano delle tutele e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.  In Italia si scrivono leggi all’avanguardia sulla sicurezza del lavoro, declinate con successo da alcuni imprenditori illuminati.

Manca una foto nella mostra

Nel 1955 Adriano Olivetti commentava così la funzione della fabbrica: «la fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo, perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza». Ma cosa succede quando, invece di essere un luogo di crescita e di emancipazione, la fabbrica diventa il posto in cui si perde la vita?

Una fotografia assente nelle pareti della Sala Fontana è proprio quella sulle “morti bianche”.Un termine nato per indicare infortuni non provocati dalla mano di qualcuno. Tuttavia, dietro ogni incidente mortale o no esistono responsabilità precise non sono fatalità inevitabili. La “mano invisibile”? Vuol dire mancanza di sicurezza sul lavoro, mancanza di prevenzione dei rischi, controlli insufficienti, scarsa formazione, ritmi di lavoro inopportuni.  Ma a volte le persone diventano vittime per superficialità, disattenzione, distrazione.

Sulle morti bianche leggiamo purtroppo le cronache e poi le statistiche. Dopo i nomi e i volti,  i dati e i numeri.  Scegliamo, tra i più recenti, la pubblicazione dei dati dell’Inail Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro. Secondo l’ente pubblico nel 2024 si sono registrati 1.090 decessi sul lavoro, con un incremento di quasi il 5% rispetto ai 1.041 del 2023.

Ciò significa che, in media, In Italia nel 2024 tre lavoratori hanno perso la vita ogni giorno

I caduti sul lavoro si registrano in particolar modo in alcuni settori.  Secondo i dati Inail spiccano nel 2024 i settori costruzioni (156 casi), il trasporto e magazzinaggio (111 casi), il comparto manifatturiero (101 casi), il commercio (58 casi) e il noleggio e servizi di supporto alle imprese (38 casi).  Tra le vittime anche gli studenti: nel 2024 sono 13 le vittime che hanno perso la vita in percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO, ex D.Lgs. 15 aprile 2005, n. 77).  I lavoratori stranieri erano 155 nel 2023 e 176 l’anno scorso, ma essendo la manodopera straniera fortemente interessata dal sommerso e caporalato non siamo sicuri che la stima sia effettivamente reale.Gli incidenti sul lavoro censiti hanno provocato 134  vittime nel 2023 che diventano 155 nel 2024 nel Centro Italia Nelle Isole si passa dal numero 70 al  92 per i due anni di riferimento,  mentre sembrano calare i decessi al Sud (da 201 a 181), nel Nord-Est (da 174 a 164) e nel Nord-Ovest (da 211 a 205).Toscana (+16), Lazio (+14), Sicilia (+13) e Campania (+10) hanno registrato le crescite maggiori, mentre Puglia e Veneto hanno segnato un calo di 18 morti ciascuna, seguite da Abruzzo (-14) e Piemonte (-10).

Rischio zero non esiste

EU-OSHA. La nuova relazione dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro definisce la strategia  per il periodo 2025-2034 per proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori. La formula ufficiale rimane la prevenzione dei rischi. Fondamentale, sempre, starci con la testa.

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