
Dal 2027, infatti, scatterà il divieto generalizzato di immissione sul mercato UE per i prodotti ottenuti con l’ausilio del lavoro forzato. Le imprese, tuttavia, devono attivarsi per tempo per far fronte ai nuovi adempimenti. La disciplina si applicherà a qualsiasi categoria di prodotto, indipendentemente dalla sua classificazione od origine.
L’adozione delle nuove linee guida rappresenta un passo importante verso l’implementazione della politica europea sulla sostenibilità, ma si inserisce anche nel più ampio dibattito sul rafforzamento della condizionalità sociale, specie nella politica agricola comune (PAC), affinché
il rispetto dei diritti dei lavoratori assuma un ruolo sempre più centrale nell’accesso al mercato e alle risorse dell’Unione. Il documento riconosce l’utilità di qualsiasi strumento di disclosure, in quanto funzionale ad affrontare il problema del lavoro forzato e a rafforzare la compliance delle imprese.
Le linee guida individuano un processo di due diligence distinto in sei fasi, per individuare, valutare, prevenire e attenuare i rischi di lavoro forzato lungo la supply chain, con particolare attenzione alle grandi imprese che prevedono catene di fornitura particolarmente complesse. Gli operatori potranno, inoltre, comunicare con le Autorità, fornendo informazioni su misure adottate, condizioni di lavoro e prodotti oggetto divalutazione. Una due diligence aziendale ben strutturata sarà essenziale per prevenire indaginie sanzioni.
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