Job hopping? Più difficoltoso per le donne

“Il job hopping dovrebbe essere uno strumento di crescita professionale. Ma per le donne non produce gli stessi effetti: pause, carriere frammentate e negoziazioni più complesse fanno sì che anche cambiando lavoro il divario resti”. Così recita l’approfondimento a firma di Giulia Mattioli pubblicato sull’online AlFemminile.

Dopo il fenomeno delle Grandi Dimissioni post covid – le great resignation, le dimissioni di massa dal 2018 a oggi, secondo una rielaborazione della società di recruitment Oliver James su dati Anpal Servizi, sono cresciute di circa il 65% (i dimissionari sono infatti passati da circa 350mila a 580mila nell’anno in corso) – è arrivata dall’America una nuova tendenza, il job hopping.

Letteralmente “saltare da un lavoro a un altro”, un fenomeno più diffuso tra i millennial che lo utilizzano per assicurarsi stipendi più alti e un posto di lavoro con un miglior life-work balance. E l’Italia non è certo immune da questa tendenza, che però sembra riguardare  le professioni digitali

Stando al Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal nel 2023, oltre il 70% delle imprese ha investito in trasformazione tecnologica. Una crescita in controtendenza rispetto all’economia generale che si ripercuote anche sull’incontro tra chi cerca e chi offre lavoro.

Infatti il mixmatch tra domanda e offerta di lavoro per le posizioni tecnologiche è in rapido aumento: la difficoltà di reperimento di professionisti adeguati riguarda infatti il 46,4% dei profili ricercati, un valore superiore di circa otto punti percentuali a quello di un anno fa e che equivale a oltre 177mila profili dei 382mila ricercati. 

L’articolo Job hopping? Più difficoltoso per le donne sembra essere il primo su 7Grammilavoro.

logo inaz