Il disturbo come atto di responsabilità civile

Oggi il “promemoria” si riduce a to-do list: un elenco di incombenze da spuntare sul telefono, una sequenza di urgenze da smarcare tra notifiche e scadenze. Eppure, prima di questa funzione operativa, il promemoria è stato anche il titolo di un esercizio civile. Negli anni ’80 venne pubblicata la poesia di Gianni Rodari, Promemoria (Einaudi, 1985): Il testo, breve e semplice, assumeva così la funzione di un monito universale contro la guerra.

«Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.»

Ghali e la cerimonia di apertura delle Olimpiadi

I versi rodariani sono stati recentemente recitati dal rapper e cantautore Ghali alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. In un contesto presentato come celebrativo e istituzionale, l’artista ha scelto di declamare proprio quei versi, riportando al centro del palco una questione antica e sempre attuale: che cosa resta della guerra, al di là delle retoriche?

In un evento che avrebbe dovuto mantenere un profilo neutro, l’inserimento di una poesia pacifista ha funzionato come un’azione di disturbo riconoscibile, seppur misurata. Non sono, infatti, mancate le reazioni. Tra i commenti, il richiamo al fatto che lo spettacolo inaugurale sarebbe dovuto restare “apolitico”, come dichiarato dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi (La Repubblica). Ma cosa significa, oggi, apolitico? E può davvero esserlo un grande evento pubblico?

70 anni fa: lo sciopero alla rovescia

La storia repubblicana italiana è costellata di azioni che hanno scelto la forma del disturbo per aprire uno spazio di discussione. Tra queste, lo “sciopero alla rovescia”, guidato da Danilo Dolci, rappresenta uno dei precedenti più significativi.

Siamo negli anni Cinquanta, in Sicilia occidentale. Dolci rifiuta l’idea che la trasformazione sociale debba passare necessariamente attraverso la violenza. Abbraccia quella che definisce una “terza strada”, alternativa sia all’apatia sociale sia alla rivoluzione armata, sostenuta da chi riteneva che senza armi non potesse esserci vero cambiamento.

Per Dolci, l’azione di disturbo doveva essere una lotta capace di produrre risultati concreti e tangibili. Il filosofo Augusto Cavadi descriveva così questa impostazione: «La scuola di Dolci segue la scia della nonviolenza di Gandhi, secondo il quale si entra nel conflitto portando un contributo attivo, creativo, non rinunciatario» (Centro Sviluppo Creativo Danilo Dolci). 

Lo sciopero alla rovescia nasce da questa posizione: un gruppo di braccianti disoccupati si mette a lavorare gratuitamente alla sistemazione della trazzera vecchia, una strada nei pressi di Partinico, abbandonata all’incuria dalle amministrazioni competenti. Lavorano senza autorizzazione, rivendicando il diritto al lavoro ma anche il dovere sancito dall’art. 4 della Costituzione: contribuire al progresso materiale o spirituale della società.

“Il progresso materiale o spirituale della società“

Ecco, dal palco calcato da Ghali alla strada occupata da Danilo Dolci,il filo rosso è lo stesso: introdurre una frattura in contesti che si vorrebbero impermeabili al conflitto. Un palco, come una strada, non sono mai del tutto apolitici. Entrambi sono spazi pubblici, attraversati tanto da visioni del mondo quanto da tensioni sociali.

Accettare questo significa riconoscere che l’azione di disturbo può diventare anche un esercizio concreto di responsabilità civile perché in grado di richiamare l’attenzione su un problema sociale o politico. Come? Attraverso gesti concreti o creativi, come la recitazione di una poesia per bambini o la ricostruzione di una strada comunale abbandonata.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

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