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Danilo Dolci
Dolci attivista, intellettuale, sociologo, poeta, educatore. Una figura di riferimento, una persona amata. Le sue denunce contro la mafia e il potere politico valsero arresti. Vincitore del premio Lenin per la pace nel 1957, fu candidato sette volte al Nobel.
Tra i suoi sostenitori Norberto Bobbio, Alberto Moravia, Erich Fromm, e Jean-Paul Sartre.
Il Borgo di Dio
Il Borgo assunse da subito un ruolo centrale nell’attività condotta da Danilo Dolci. Il centro culturale e artistico era rivolto alla diffusione della maieutica reciproca e della lotta al banditismo e alla mafia, per restituire alla popolazione il territorio, le risorse umane e naturali.
L’esperienza del Centro spicca tra quelle più rilevanti di sviluppo di comunità registrate nell’Italia dell’immediato dopoguerra.
Alla costruzione del progetto collaborarono attivamente esponenti di varie discipline urbanisti-architetti, sociologi, agronomi, economisti. Spazi e strutture, articolati e funzionali. Il complesso edilizio è stato utilizzato per oltre tre decenni da una grande varietà di istituzioni, enti sociali e culturali italiani e internazionali.
Il 30 Dicembre 1997 con la morte di Danilo Dolci, il “Centro Studi Borgo di Dio” viene abbandonato. Ad oggi il complesso va recuperato nella sua interezza.
Inserito tra i luoghi del cuore del FAI, compare nelle liste speciali per le adozioni del cuore e per le iniziative di primavera del 21 marzo 2025.
L’espressione artistica

“Sistema clientelare-mafioso e non-violenza”, Ettore De Conciliis e Rocco Falciano, 1968, Borgo di Dio, Trappeto
Durante gli anni ’60 Ettore De Conciliis realizza, insieme a Rocco Falciano, il ciclo di pitture murali dal titolo “Sistema Clientelare mafioso e non violenza” che decorano l’auditorium del Centro Studi “Borgo di Dio”.
L’espressione artistica è parte integrante del cammino di Danilo Dolci, musicista, poeta e scrittore.
“La musica sorge dal “sapersi ascoltare”, è animatrice della nostra legge interiore, perché porta l’intima forza d’amore a divenire cosmica, conciliando pure la dinamica degli elementi contrari.
La musica è “nutriente” per la legge morale, ci porta a collaborare, a vivere onestamente, a sperare, nonostante tutto. La musica pare per Dolci, come per Schopenhauer, linguaggio dell’essere inteso come voluntas universale”.
Le opere di Dolci nelle quali il nesso tra territorio e arte è più stretto sono diverse: dai “Racconti siciliani”, alle “Conversazioni contadine”, da “Il limone lunare” al “Poema umano” e “Palpitare di nessi”. Tutti questi lavori traggono dal territorio, dai suoi abitanti, dal suo ambiente umano e paesaggistico la loro originale ispirazione.
Fonte: Borgo di Dio
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