I giovani descritti come una categoria fragile (3)

Il tasso di disoccupazione, si rileva nel bollettino, si attesta al 6,6%, in lieve calo rispetto allo stesso periodo dell’anno 2024.

I giovani, in particolare quelli tra i 15 e i 24 anni, continuano a rappresentare la categoria più fragile nel mercato del Lavoro, con il tasso di occupazione che si riduce rispetto all’anno precedente (-1,7 punti) e, parallelamente, il tasso di disoccupazione che sale al 21,5% (+1,3 punti).

Persistono le difficolta’ dei giovani nel trovare un’occupazione?

Secondo il rapporto Svimez il Paese continua a perdere la sua parte piu’ giovane e dinamica, è l’inverno demografico.

Rapporto Svimez

Nel periodo 2014-2024 l’Italia ha perso 1,4 milioni di abitanti, con un calo demografico che colpisce soprattutto il Mezzogiorno (-918 mila persone). A pesare e’ il saldo naturale negativo (-3,8 per cento), solo in parte compensato dai flussi migratori (+1,5 per cento). A crescere restano poche eccezioni come Bolzano, Trento, Emilia-Romagna e Lombardia.

Tra il 2019 e il 2023 sono 88 mila i giovani 25-34 anni expat italiani in possesso di una laurea, a fronte di circa 77 mila giovani laureati stranieri che hanno trasferito la loro residenza in Italia.

Al Sud il quadro demografico peggiora ulteriormente per effetto dei saldi negativi della mobilita’ interna: solo nel 2024, dei circa 52mila meridionali trasferiti al Centro-Nord, oltre il 55 per cento ha tra i 25 e i 34 anni.

Una tendenza aggravata da un mercato del lavoro che offre poche prospettive ai giovani e da un minore afflusso di migranti, con conseguente indebolimento del ricambio generazionale.

Lo scenario al 2035 e’ critico: la scuola primaria perderà oltre mezzo milione di alunni, di cui quasi 200mila solo al Sud. Sardegna (-35 per cento), Abruzzo (-25,8 per cento), Molise (-23,6 per cento), Basilicata (-23,5 per cento) e Puglia (-23,3 per cento) sono tra le regioni più colpite.

Già oggi circa 3mila comuni, quasi la metà nel Mezzogiorno, rischiano la chiusura della loro unica scuola primaria. Il Pnrr rappresenta un’occasione cruciale: con investimenti in infrastrutture sociali, come gli asili nido, può contribuire a riequilibrare l’offerta pubblica di servizi essenziali, sostenere, direttamente e indirettamente, l’occupazione giovanile e femminile e rendere più attrattivi i territori.

Già nel 2024, la spesa per investimenti dei Comuni destinata agli asili nido è cresciuta di dieci volte rispetto al periodo pre-Pnrr, che ha destinato a questa missione oltre 4 mld di euro. 

Ad oggi, dal monitoraggio dei progetti in avanzato stato di attuazione, la Svimez stima che si è avviato un percorso di convergenza grazie al Pnrr: dal 6,8 al 13,8 per cento nel Sud, mentre il Centro-Nord e’ passato dal 17, al 21,8 per cento. Solo portando a termine tutti progetti si riuscirebbe a riequilibrare da Nord a Sud l’offerta pubblica di posti nido fino a una copertura del 25 per cento.

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