
Per l’Italia l’introduzione dei dazi americani riveste “una importanza considerevole, perché negli ultimi quindici anni la crescita del nostro sistema produttivo è stata sostenuta prevalentemente dalla domanda estera, a fronte di una domanda interna debole o stagnante”.
E’ quanto si legge nel rapporto Istat sulla competitività. Negli ultimi anni, osserva il Rapporto, “l’Italia ha orientato i propri flussi di export verso i mercati extra UE, soprattutto quello statunitense”.
Nel Rapporto, si ricorda anche che secondo le stime Svimez il Pil italiano nel 2025 in caso di dazi al 10% si ridurrebbe dello 0,1 per cento – con una perdita di 27 mila unità di lavoro a tempo pieno – mentre le esportazioni diminuirebbero del 4,3 per cento.
Nello scenario piu’ negativo, e cioè con le tariffe al 20%, il Pil subirebbe un decremento dello 0,2 per cento, con una contrazione occupazionale di 57 mila unita’; le esportazioni si ridurrebbero dell’8,6 per cento.
I settori produttivi piu’ colpiti sarebbero naturalmente quelli caratterizzati da maggiore elasticita’ della domanda rispetto al prezzo: l’agroalimentare, il farmaceutico e la chimica, con contrazioni delle esportazioni che, nello scenario piu’ negativo, risulterebbero comprese tra il 13,5 e il 16,4 per cento. Per i beni del Made in Italy come la moda e il mobilio, la contrazione sarebbe minore (-2,6 per cento nel secondo scenario); una posizione intermedia occuperebbero, invece, la meccanica e i mezzi di trasporto, con decrementi del 10 per cento.
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