
Come nei vari Paesi si stanno spendendo i fondi straordinari? E i soldi dei contribuenti sono spesi in modo efficace?
Un punto lo fa la Corte dei Conti europea con lo scoreboard sull’attuazione del Next Generation Eu. Il bilancio del PNRR è a metà percorso.
Dall’analisi della dotazione da 650 miliardi di euro assegnata per affrontare la crisi post pandemia emergono (in grande sintesi) una sostanziale disomogeneità tra Paesi e criticità diffuse tra performance, rendicontazione e trasparenze varie.
La Corte ha presentato poi la relazione sulle attività istituzionali svolte nel 2024.
“Con le sue osservazioni e raccomandazioni, la Corte contribuisce a far sì che il denaro pubblico sia ben utilizzato e che l’Europa fissi e raggiunga i suoi obiettivi nel modo più efficace” scrive l’Alta Corte nel comunicato.
“L’UE ha superato la metà dell’attuale periodo di bilancio settennale e la Corte presterà molta attenzione a cosa succederà nei prossimi anni. Come mostrato dal recente passato, le priorità dell’UE e, di conseguenza, l’architettura del bilancio di quest’ultima possono mutare rapidamente.
In questo contesto, la Corte dei conti europea continua ad impegnarsi ad assolvere il proprio ruolo cruciale di custode delle finanze dell’UE, contribuendo in modo determinante a far sì che il denaro dei contribuenti venga ben utilizzato e segnalando questioni che incidono direttamente sul benessere dei cittadini dell’UE. Nel 2024, la Corte ha continuato a passare al vaglio le politiche e i programmi dell’UE, valutare la gestione finanziaria dei fondi di cui quest’ultima dispone e verificare il rapporto tra costi e benefici conseguito dalle azioni intraprese”.
Per la Corte dei conti europea il Recovery fund presenta molteplici criticità per quanto riguarda performance, rendicontabilità e trasparenza, osserva la Corte dei conti europea in un’analisi della dotazione da 650 miliardi di euro assegnata per affrontare la crisi.
Anche se ha svolto un ruolo cruciale nella ripresa post-pandemica dell’Ue, le informazioni sui risultati sono scarse e quelle sui costi effettivi sono inesistenti. Di conseguenza, non è chiaro quello che i cittadini ottengono in concreto grazie a questi fondi.
La Corte invita i responsabili delle politiche Ue a tener conto di quanto appreso dall’Rrf al momento di elaborare nuovi strumenti con finanziamenti basati sulla performance e non sui costi.
La Corte dei conti Ue osserva nel bilancio del Pnrr a metà percorso: “L’attuazione procede con ritardi”, i risultati sono “limitati” sulla “risposta alle sfide strutturali e contributo agli obiettivi dell’Ue”, e ci sono “debolezze” in controlli per lo più in capo ai singoli Stati. Andrà evitato “che in futuro strumenti simili siano gestiti senza disporre di informazioni sui costi effettivi e sui beneficiari finali” o “cosa si ottiene realmente”, dice l’auditor Ue Ivana Maletic. “Dovranno essere meglio collegati ai risultati e disciplinati da regole chiare” o il “sistema non andrebbe utilizzato”, dice l’auditor Jorg Petrovic
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