
Nel 2025, il costo orario medio del lavoro nell’intera economia è stato stimato a 34,9 euro nell’Ue e a 38,2 euro nell’area dell’euro, in aumento rispetto ai 33,5 euro e ai 36,8 euro, rispettivamente, del 2024.
Lo segnala Eurostat che riscontra “differenze significative” tra i paesi: i più bassi sono stati registrati in Bulgaria (12 euro), Romania (13,6) e Ungheria (15,2), mentre i più alti in Lussemburgo (56,8), Danimarca (51,7) e Paesi Bassi (47,9). Le due componenti principali del costo del lavoro sono i salari e gli stipendi, e i costi non salariali (ad esempio, i contributi sociali a carico dei datori di lavoro ). La quota dei costi non salariali sul totale dei costi del lavoro per l’intera economia è stata del 24,8% nell’UE e del 25,6% nell’area dell’euro.
Le quote più basse di costi non salariali nell’UE sono state registrate in Romania (4,8%), Lituania (5,5%) e Malta (5,8%), mentre le più alte in Francia (32,3%), Svezia (31,7%) e Slovacchia (28,6%).
Nel 2025, rispetto al 2024, il costo orario del lavoro a livello dell’intera economia, espresso in euro, è aumentato del 4,1% nell’Ue e del 3,8% nell’area dell’euro. Nell’area euro, i costi orari del lavoro sono aumentati in tutti i paesi, ad eccezione di Malta (-0,5%).
Gli incrementi maggiori si sono registrati in Bulgaria (+13,1%), Croazia (+11,6%), Slovenia (+9,3%) e Lituania (+9,2%), mentre i minori in Francia (+2,0%) e Italia (+3,2%), seguite da Spagna, Cipro e Lussemburgo (+3,5% ciascuna).
Nei paesi dell’Ue al di fuori dell’area euro, il costo orario del lavoro espresso in valuta nazionale è aumentato in tutti i paesi, con gli incrementi maggiori registrati in Romania (+10,6%), Ungheria (+8,9%) e Polonia (+8,8%). L’aumento minore si è registrato in Danimarca (+3%).
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