
Il prossimo anno rientro all’1,8% nella Penisola e 2,1% nell’eurozona.
L’Ocse ha consistentemente rivisto al rialzo le previsioni di inflazione media per l’area euro, per cui ora stima un più 2,6% dei prezzi al consumo sull’insieme di quest’anno, seguito da un calmieramento al più 2,1% il prossimo, rispettivamente 0,7 e 0,1 punti percentuali in più rispetto alle stime dello scorso dicembre. I dati, contenuti nell’aggiornamento di interim dell’Economic Outlook, riflettono i rincari dell’energia innescati dalla guerra in Iran.
Per l’Italia l’Ocse ha rivisto al rialzo di 0,7 punti percentuali la previsione di inflazione media di quest’anno al 2,4%, mentre ha confermato all’1,8% l’attesa sulla crescita dei prezzi nel 2027.
Lo stesso fattore ha portato a una revisione anche per l’inflazione negli Stati Uniti, al 4,2% quest’anno mentre il prossimo collasserebbe all’1,6%, secondo l’Ocse. Nel primo caso si tratta di 1,2 punti percentuali in più rispetto alle stime di dicembre, per il 2027 invece sarebbe un taglio di 0,7 punti percentuali.
Ocse, se la guerra si protrae rischi per crescita mondiale e inflazione
“Le politiche che migliorano l’efficienza energetica interna e riducono la dipendenza dai combustibili fossili importati nel medio termine sono una priorità”, poichè “possono contribuire a ridurre l’esposizione a future tensioni geopolitiche, nonché a mitigare i costi per famiglie e imprese”. Lo scrive l’Ocse nel suo Interim Economic Outlook di Marzo.
“Se persiste, il conflitto” in Medio Oriente “peserà sulla crescita mondiale e farà aumentare l’inflazione”: è quanto si legge nelle Prospettive economiche intermedie dell’Ocse presentate oggi a Parigi. Inoltre, secondo l’organismo internazionale, “ogni misura pubblica per ammortizzare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici dovrebbe essere ben mirata su coloro che hanno più bisogno”.
Agli Stati membri viene inoltre suggerito di “conservare gli incentivi” e “ridurre il consumo energetico”. Sul più lungo termine, l’Ocse suggerisce di moltiplicare le misure per “migliorare l’efficacia energetica al livello nazionale e ridurre la dipendenza rispetto ai combustibili fossili importati”. Passi necessari, sottolinea l’organizzazione, per “consentire ai Paesi di ridurre la loro esposizione alle tensioni geopolitiche future”.
Iran: Ocse, conflitto mette alla prova resilienza economia globale
“Il conflitto in evoluzione in Medio Oriente ha costi umani ed economici per i paesi direttamente coinvolti e metterà alla prova la resilienza dell’economia globale”. Lo scrive l’Ocse nel suo Interim Economic Outlook di Marzo, in cui si sottolinea che “l’interruzione delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz e la chiusura o il danneggiamento delle infrastrutture energetiche hanno generato un’impennata dei prezzi dell’energia e interrotto l’approvvigionamento globale di energia e di altre materie prime importanti, come i fertilizzanti”.
“La volatilità dei mercati finanziari è aumentata, in particolare in alcune economie asiatiche, e le condizioni finanziarie si sono inasprite, pur rimanendo moderatamente accomodanti sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti”, si specifica nel report, secondo cui nonostante “l’ampiezza e la durata del conflitto siano molto incerte, un periodo prolungato di prezzi dell’energia più elevati aumenterà notevolmente i costi per le imprese e farà crescere l’inflazione dei prezzi al consumo, con conseguenze negative per la crescita”.
Ocse, Pil eurozona in frenata allo 0,8% in 2026, pesa l’aumento dei prezzi energetici
Crescita mondiale rallenta al 2,9%.
La crescita dell’eurozona dovrebbe “contrarsi dall’1,4% del 2025 allo 0,8% del 2026 a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia che pesano sull’attività” economica, prima di “ripartire all’1,2% nel 2027”: è quanto si legge nelle Prospettive economiche intermedie dell’Ocse presentate oggi a Parigi. Sempre secondo l’Ocse, “se la politica espansionistica in Germania sosterrà la crescita,soprattutto nel 2027, una politica di bilancio più restrittiva rappresenterà un ostacolo in Italia in Francia. Inoltre, la stretta di bilancio prevista e l’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero pesare sull’attività nel Regno Unito, anche se l’impatto verrà limitato dal taglio dei tassi l’anno prossimo e la crescita del Pil passerà dallo 0,7% del 2026 all’1,3% del 2027”, sostiene l’Ocse.
La crescita del Pil mondiale dovrebbe rallentare al 2,9% nel 2026, prima di risalire al 3% nel 2027. Secondo l’organismo internazionale, ”l’aumento dei prezzi dell’energia e la natura imprevedibile del conflitto in Medio Oriente faranno aumentare i costi e ridurranno la domanda”
Ocse: Cormann, banche centrali siano vigili su shock energia, pronte a aggiustamenti
Lo shock energetico “e’ un elemento di attenzione per le banche centrali, che devono rimanere vigili e attente ai cambiamenti nell’equilibrio dei rischi legati agli sviluppi economici e finanziari, per garantire che le pressioni inflazionistiche siano contenute in modo duraturo”. Lo ha detto Mathias Cormann, segretario generale dell’Ocse, commentando l’Economic Outlook intermedio (interim report) pubblicato dall’istituzione di Parigi.
L’attuale aumento dei prezzi globali dell’energia, determinato da fattori legati dell’offerta, “puo’ non avere un peso, a patto che le aspettative di inflazione rimangano ben ancorate. Tuttavia, potrebbe essere necessario un adeguamento delle politiche monetarie qualora si manifestassero segnali di pressioni sui prezzi piu’ diffuse o di un indebolimento delle condizioni del mercato del lavoro”, ha detto Cormann. ùL’aumento dell’avversione al rischio a livello globale dovuto all’evolversi del conflitto in Medio Oriente e le fluttuazioni valutarie “potrebbero inoltre influire sulle decisioni di politica monetaria nelle economie dei mercati emergenti”. Per questo, “potrebbe essere necessaria un’attenta calibrazione per bilanciare i rischi di un’inflazione persistente con i rischi al ribasso di un significativo rallentamento della crescita”, ha detto.
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