Bce, continua allentamento delle pressioni salariali nel 2026

“Continua l’allentamento delle pressioni salariali nel 2026”: è quanto scrive le Bce che pubblica oggi gli aggiornamenti di marzo del ‘wage tracker’, l’indice che monitora gli andamenti salariali in base agli accordi collettivi di lavoro attualmente in vigore.

In particolare, il ‘wage tracker’ indica per i salari negoziati, inclusi i pagamenti una tantum livellati, una crescita del 3,2% nel 2025 e del 2,3% nel 2026. Rispetto ai dati di febbraio 2026, l’indicatore è stato rivisto al ribasso di 0,1 punti percentuali per il 2026.

L’indice che include i pagamenti una tantum non livellati mostra una crescita salariale negoziata del 3% nel 2025 e del 2,6% nel 2026 (in calo di 0,1 punti percentuali per il 2026).

Infine, al netto dei pagamenti una tantum, il ‘wage tracker’ indica un rallentamento della crescita salariale negoziata dal 3,9% nel 2025 al 2,6% nel 2026 (in calo di 0,1 punti percentuali per il 2026).
La Bce sottolinea infine che le informazioni prospettiche continuano a indicare che la crescita salariale negoziata si stabilizzerà al di sotto del 3% entro la fine del 2026.

Nagel: possibile rialzo tassi già ad aprile se inflazione peggiora.

La Banca centrale europea potrebbe valutare di aumentare i tassi di interesse già a fine aprile se l’inflazione, spinta dal settore energetico, dovesse continuare a peggiorare, a causa del protrarsi della guerra in Iran. Lo ha lasciato intendere Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo della Bce e presidente della Bundesbank, parlando con Bloomberg.

“Allo stato attuale, è plausibile che le prospettive di inflazione a medio termine possano deteriorarsi e che le aspettative di inflazione possano aumentare in modo sostenuto, il che significherebbe che probabilmente sarebbe necessario un orientamento più restrittivo della politica monetaria”, ha affermato Nagel, definendo la decisione di giovedì della Bce “appropriata” e affermando che le future decisioni “dipenderanno” da come evolverà il conflitto in Medio Oriente. Secondo quanto riportato, citando fonti a conoscenza della situazione, i funzionari sarebbero pronti ad aumentare i tassi il 30 aprile qualora le conseguenze della guerra spingessero l’inflazione ben oltre l’obiettivo del 2%.

Nagel ha tracciato un parallelo con l’impennata inflazionistica del 2022 innescata dall’invasione russa dell’Ucraina, spiegando che quell’esperienza “giocherà un ruolo importante in questo contesto”, anche se oggi la Bce “si trova in una posizione di partenza migliore”.

Bce, il mercato ora sconta tre rialzi dei tassi nel 2026.

Prima stretta monetaria data in aprile al 75% Il mercato scommette su tre rialzi pieni dei tassi d’interesse nell’area euro nel 2026, con la crisi energetica in Medio Oriente che rischia di alimentare una spirale inflazionistica.
E’ quanto segnalano i contratti swap overnight sui tassi d’interesse della Bce: in media gli ‘Ois’ implicano ora 79 punti base di rialzi dei tassi da parte della Bce entro fine anno, contro 70 di ieri. I trader danno un 75% di probabilità a una stretta monetaria già al meeting Bce di fine aprile.

Bce: Villeroy, non prevediamo una recessione nell’Eurozona.

Gli scenari delineati dalla Banca Centrale Europea non prevedono una “recessione” nell’eurozona:
lo ha sottolineato il Governatore della Banca di Francia, Francois Villeroy de Galhau, in un’intervista a Boursorama. La Bce ha pubblicato ieri “tre scenari” e “anche un quarto, piu’ ottimistico”, ha osservato il membro del Consiglio Direttivo.
“In questi diversi scenari non c’e’ recessione, lo sottolineo”, ha affermato, rispondendo a una domanda di Boursorama sulle ripercussioni del mantenimento “permanentemente al di sopra dei 120 dollari”. “E a proposito, ho sentito spesso il termine ‘stagflazione’, che presumibilmente indica sia una stagnazione dell’attivita’ economica sia l’insorgere dell’inflazione. Non e’ di questo che stiamo parlando”, ha insistito Villeroy de Galhau.
“E’ importante ricordare che i prezzi dell’energia rappresentano solo una parte dell’inflazione, dell’indice dei prezzi al consumo. In Francia, ne costituiscono il 9%, di cui, sorprendentemente, solo il 4% e’ dovuto ai prodotti petroliferi, incluso il costo del rifornimento alla pompa”, ha continuato.

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