
Il 2026 si annuncia come un anno elettorale tutt’altro che di routine: tra midterm americane, grandi tornate in America Latina e passaggi delicati in Europa, il voto sarà una cartina al tornasole per stabilità politica, politiche economiche e assetti di sicurezza. Per investitori e diplomazie, più che gli slogan conteranno i numeri: maggioranze, coalizioni e capacità di governare.
Il barometro globale, come spesso accade, resteranno gli Stati Uniti, ma il calendario latinoamericano ed europeo mette sul tavolo partite altrettanto sensibili sul piano della governabilità.
Negli Stati Uniti la data cerchiata in rosso è il 3 novembre 2026, midterm che rinnoveranno tutta la Camera e un terzo del Senato. A meno di un anno dal voto, il quadro a Washington è quello di una maggioranza repubblicana risicata alla Camera (220-213, con seggi vacanti) e di un Senato controllato dal Gop/Maga con 53 repubblicani, contro 45 democratici più 2 indipendenti. In questo scenario ogni “swing” conta: una Camera che cambi colore può trasformare l’agenda del Presidente in un percorso a ostacoli (bilancio, tasse, spesa, debito), mentre il Senato resta il perno per nomine e indirizzo strategico. Non a caso la campagna si sta già impostando come un referendum sul costo della vita e sulla capacità di far funzionare il Congresso.
In Brasile si vota per le generali il 4 ottobre 2026 (eventuale ballottaggio il 25 ottobre) e la partita è già polarizzata. Il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha annunciato che correrà per la rielezione e sul fronte opposto l’ex presidente Jair Bolsonaro – oggi fuori gioco per ragioni giudiziarie – ha indicato come “pre-candidato” il figlio Flavio, scelta che ha spiazzato anche parte dei mercati, che guardavano ad altri nomi della destra. Ma il “peso” vero, in Brasile, è anche parlamentare: alla Camera la politica si regge su blocchi e alleanze mobili, con un grande raggruppamento centrista (il cosiddetto centrao) che vale 275 deputati, mentre il PL bolsonarista conta 88 seggi e la federazione pro-governo (PT-PCdoB-PV) ne ha 80. I altri termini: chi vincerà il Planalto dovrà comunque contrattare ogni riforma con un Congresso frammentato e qui si misureranno davvero i vari pesi su fisco, investimenti e stabilità.
Fonte: AGI
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