Analisti, con rischio energia, periodo prolungata instabilità mercati

‘Settimana con un clima di risk-off’ Il ritorno del rischio energia fa presagire un periodo di prolungata instabilità. E’ questo lo scenario tracciato dagli analisti finanziari con l’escalation della guerra in Medio Oriente.

L’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente ha “acuito le tensioni geopolitiche e provocato brusche oscillazioni dei mercati dell’energia”, afferma William Davies, global chief investment officer di Columbia Threadneedle Investments. “I prezzi del petrolio – aggiunge – hanno mostrato una notevole volatilità con l’evolversi del conflitto, quasi raddoppiando nei livelli più estremi. Sebbene tali mosse possano generare titoli di impatto sui media, non sempre riflettono la reale situazione economica di fondo. Se si ipotizza che i prezzi del petrolio rimangano elevati, l’effetto immediato è un aumento dei costi correlati. Questo fenomeno è generalmente interpretato come inflazionistico, sollevando preoccupazioni che le banche centrali possano dover inasprire la politica monetaria”.

La scorsa settimana Federal reserve, Bank of England e Bce hanno lasciato i tassi di interesse “invariati, in linea con le attese. Tuttavia, al di là delle decisioni formali, il conflitto in Medio Oriente ha già iniziato a riflettersi in modo evidente nel quadro di politica monetaria”, sottolinea Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm. “Il protrarsi di prezzi energetici elevati – aggiunge – delinea uno scenario complesso, caratterizzato da maggiore inflazione e crescita più debole. La durata di questa fase resta incerta e dipenderà in larga misura dall’entità dei danni alle infrastrutture energetiche e dai tempi necessari per il ripristino dell’offerta”.

Settimana economica: riflettori su Iran, petrolio e Moody’s

La situazione mediorientale domina l’agenda economica della  settimana, in un clima di incertezza alimentato dall’allargamento del conflitto contro l’Iran. Nonostante l’apertura di Donald Trump a una “riduzione graduale” delle operazioni militari, motivata dal parziale raggiungimento degli obiettivi strategici, il rifiuto della Casa Bianca di concedere un cessate il fuoco immediato mantiene alta la tensione sullo Stretto di Hormuz. Gli investitori resteranno focalizzati sul monitoraggio dei prezzi di petrolio e gas, temendo nuove interruzioni nelle rotte commerciali globali.

Sul fronte macroeconomico, l’attenzione a meta’ settimana è sugli interventi dei vertici delle banche centrali:
mercoledì il discorso di Christine Lagarde (BCE), accompagnata da diverse dichiarazioni di esponenti della Fed. Giovedì riflettori puntati sulle banche centrali di Messico e Sudafrica: per la prima si prevede un taglio dei tassi di 25 punti base, mentre la seconda dovrebbe confermare lo status quo.

L’appuntamento più delicato per l’Italia è fissato per la tarda serata di venerdì, quando l’agenzia Moody’s comunicherà l’aggiornamento sul rating del debito sovrano.

Attualmente posizionato a Baa2 con outlook stabile, il giudizio non dovrebbe subire variazioni, confermando la fiducia degli analisti nella tenuta dei conti pubblici italiani.

Tra i macro focus su pmi principali economie e l’inflazione della Spagna.

Rimane il Medio Oriente sotto lente dei mercati con la guerra di Israele e gli Stati Uniti contro l’Iran alla quarta settimana

Il focus delle prossime sedute, oltre che su petrolio e gas con gli attacchi alla raffinerie e alle infrastrutture energetiche, sarà su pochi macro ma di peso per capire i margini che ha l’economia globale. Per l’Italia è in agenda venerdì prossimo Moody’s che, come S&P, è attesa a non modificare il proprio giudizio.
Da monitorare martedì saranno, soprattutto, gli indici pmi delle principali economie.

 L’attenzione è in particolare al settore manifatturiero che rimane ancora debole e che dovrebbe invertire il trend anche alla luce della nuova corsa agli armamenti.

In calendario poi l’inflazione giapponese, sempre martedì, e il giorno successivo quella del Regno Unito che, però, si riferisce a febbraio e, quindi, acquista poca importanza alla luce dei recenti forti rialzi dei prezzi energetici.

Altro dato da osservare sarà quello sull’inflazione preliminare di marzo della Spagna, in programma a chiusura della settimana, e utile per vedere se incorpora i primi effetti delle tensioni nel Golfo.

Lato banche centrali ci saranno gli interventi di diversi membri Bce, tra cui mercoledì alla Goethe University a Francoforte della presidente Christine Lagarde che ha già evidenziato come l’istituto sia “ben posizionato e ben equipaggiato” per affrontare “uno shock significativo in corso”.

“Qualora lo shock energetico dovesse protrarsi, è probabile che i tassi aumentino prima del previsto, per poi essere ridotti successivamente qualora il rialzo dei prezzi delle materie prime rallentasse la crescita economica”, sottolinea Anthony Willis, investment manager di Columbia Threadneedle Investments. Anche perché “la storia insegna che la risposta a prezzi elevati del petrolio è spesso una contrazione della domanda e un rallentamento economico”. Tuttavia “nel breve termine con le aspettative di inflazione in aumento, le banche centrali avranno poche alternative se non quella di mantenere o irrigidire – rileva Willis – l’orientamento restrittivo, nel caso in cui la crisi si rivelasse più duratura del previsto”.

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