
La prossima riforma delle pensioni non nasceraÌ in Parlamento. La scriveranno la demografia e l’intelligenza artificiale. E la politica dovraÌ decidere se governare questo cambiamento o continuare a inseguirlo. Da anni il dibattito in Italia si consuma sull’età pensionabile, sulle quote, sugli anticipi e sui coefficienti di calcolo. Questioni cruciali, ma sempre meno decisive.
La vera domanda eÌ un’altra: chi finanzieraÌ il welfare quando diminuiranno i lavoratori e aumenteraÌ il valore prodotto dalle macchine?
L’’interrogativo emerge da prospettive diverse nelle riflessioni dell’accademico Michel Martone e del presidente dell’Inps, Gabriele Fava. Entrambi, con linguaggi diversi, invitano ad allargare lo sguardo: non basta correggere il sistema previdenziale, bisogna interrogarsi sul modello economico che dovrà sostenerlo nei prossimi decenni. Fava richiama l’attenzione sulla necessità di un G7 del welfare e della previdenza, perché denatalità, longevità e trasformazione tecnologica sono fenomeni globali che nessun Paese può affrontare da solo. Martone, dal canto suo, pone un interrogativo altrettanto cruciale: se l’intelligenza artificiale sostituirà una parte crescente del lavoro umano, potrà continuare a reggere un sistema previdenziale finanziato quasi esclusivamente dai contributi dei lavoratori?
Non è una provocazione accademica.
È la fotografia di una contraddizione destinata ad accentuarsi nei prossimi anni. Per oltre un secolo il welfare europeo è stato costruito su un presupposto semplice: più occupazione più contributi, quindi maggiore capacità di pensioni, sanità e protezione sociale.
Quel modello ha accompagnato la crescita industriale del Novecento. Oggi, però, il paradigma sta cambiando.
L’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale promettono aumenti straordinari di produttivitaà, ma non necessariamente un corrispondente aumento dell’occupazione. Se il valore aggiunto si sposta dal lavoro al capitale tecnologico, è inevitabile che si apra una riflessione anche sulle modalità con cui il welfare viene finanziato. E proprio qui che anche un liberale dovrebbe fermarsi a riflettere.
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