Il lavoro agile non è welfare (2)

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Per quanto riguarda il futuro dello smart working “certezze non ce ne sono”, l’unica è che si tratta di uno “strumento utile e attuale”, ha detto oggi il presidente dell’Inps Gabriele Fava in occasione dell’incontro nella sede Inps di Palazzo Mazzoni, Roma.

 “Non credo in letture ideologiche del lavoro da remoto, che non è la soluzione a tutti i problemi del lavoro moderno”, ha dichiarato in seguito, aggiungendo che “alcune imprese hanno tratto beneficio” da ciò, mentre “altre no”. In seguito ha spiegato che “non tutti i lavori possono essere svolti da remoto”, citando i campi della medicina, dell’industria e dei trasporti: “La tecnologia deve ridurre le distanze, non crearne di nuove”, ha continuato. La sfida sarà “trovare un equilibrio tra distanza e presenza”, ha sostenuto Fava, aggiungendo poi che il lavoro del futuro “non sarà definito dal luogo” in cui verrà svolto, ma dal “valore che sarà in grado di generare”.

È trasformazione. Sbagliato ignorare le opportunità’.

“Il lavoro da remoto lo abbiamo scoperto in pandemia. Non è la soluzione automatica ai problemi del lavoro moderno, ma non è neanche una minaccia da contenere.

È una trasformazione da comprendere”. “Sarebbe sbagliato – ha proseguito – non vedere le opportunità dello smart working. Ha ridotto il peso della geografia”, ma “il lavoro da remoto non può non può diventare il nuovo welfare famigliare. Non può sostituire gli asili, i servizi, le politiche per la famiglia e soprattutto non deve trasformarsi nello strumento attraverso cui chiediamo ancora una volta alla donna di adattarsi”.

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