«Nessun bambino uscirà mai da questa mensa affamato»: la promessa di una cuoca statunitense

A Milano, il giorno di Natale del 2025, 5 mila persone hanno atteso per ore al freddo davanti alla Caritas per ricevere un pasto essenziale: pane e qualche alimento di prima necessità. La scena, raccontata dal Corriere della Sera, ci restituisce la dimensione di una povertà alimentare non troppo lontana dalle nostre città.

La fame, infatti, non si consuma soltanto nei cosiddetti paesi “in via di sviluppo”. Essa è una realtà che attraversa le società occidentali, dove assume forme diverse, spesso meno evidenti ma altrettanto gravi. Negli Stati Uniti, ad esempio, si sperimenta l’insicurezza alimentare: una condizione in cui non si ha accesso regolare a un’alimentazione sana, varia e nutriente.

Cos’è il “deserto alimentare”?

Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) definisce “deserto alimentare”:

  • Un’area urbana in cui almeno il 33% della popolazione vive a più di 1 miglio da un supermercato.
  • Una zona rurale dove i residenti devono percorrere più di 10 miglia per raggiungere la spesa fresca.

Un’immagine particolarmente icastica – messa in evidenzia nell’articolo Negli Stati Uniti l’alimentazione è una questione di classe – è quella di un’insegna luminosa di McDonald’s che domina il paesaggio nel quartiere di Globeville, a nord di Denver.

In questa zona, considerata un tipico deserto alimentare, le alternative al fast food sono scarse: mancano supermercati ben forniti, mercati rionali, negozi di prodotti freschi. L’offerta alimentare si riduce spesso a cibi ultra processati, ricchi di zuccheri e grassi, ma poveri di nutrienti.

La storia di Sunshine

Resta chiaro, dunque, che l’alimentazione è strettamente correlata al reddito. In questa cornice, tuttavia, esistono ed agiscono iniziative sociali volte a mitigare le disuguaglianze economiche.

Internazionale lo ha raccontato in un reportage, a partire dalla storia di Beulah Culpepper, una cuoca che dal 1950 ha lavorato per oltre trent’anni nella mensa della scuola elementare di Blue Ridge, Georgia (USA), garantendo pasti sani a migliaia di studenti.

Beulah, soprannominata Sunshine dal marito, era nota per la sua generosità: distribuiva cibo gratuitamente ai bambini più poveri, nascondeva ingredienti casalinghi nei piatti per migliorarne il sapore, e si assicurava che nessuno restasse affamato, anche a rischio di essere rimproverata.

L’articolo si allarga poi al presente, descrivendo le sfide delle cuoche scolastiche di oggi come Stephanie Dillard (Alabama) e Lisa Seiber-Garland (Tennessee), che organizzano il lavoro per offrire cibo fresco e locale nonostante i tagli federali ai programmi alimentari scolastici.

Ancora: iniziative come il Chow Bus (un autobus che distribuisce pasti gratuiti d’estate) e progetti come Brigaid (fondato dallo chef Dan Giusti) mostrano come si cerchi di colmare le disuguaglianze e contrastare il consumo di cibi industriali.

«Nessun bambino uscirà mai da questa mensa affamato» afferma Beulah, e questa frase riassume lo spirito di un impegno quotidiano, fatto di cura e di dignità.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.  

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