In Italia un terzo delle donne è NEET

MATERNITÀ, PART-TIME E CARRIERE DISCONTINUE – La perdita di partecipazione femminile al lavoro si concentra soprattutto nei passaggi legati alla genitorialità. Nel 2024 le lavoratrici madri hanno rappresentato il 69,5% delle dimissioni convalidate nel periodo protetto, contro il 30,5% dei padri (Inl, 2025). Nel triennio 2022-2024 oltre 180.000 genitori hanno lasciato il lavoro dopo la nascita di un figlio, circa il 70% donne, con una media di oltre 60.000 uscite femminili l’anno. A conferma di questo squilibrio, nel 2024 il tasso di occupazione delle madri tra i 25 e i 54 anni si è attestato intorno al 62,3%, contro il 91,5% dei padri nella stessa fascia di età (Istat, 2025).

Anche quando non si traduce in un’uscita dal mercato del lavoro, la pressione sulla continuità occupazionale emerge nella qualità dell’impiego. Nel 2024 il 29,3% delle donne occupate tra i 25 e i 64 anni lavorava part-time, contro il 6,2% degli uomini (Istat, 2025); all’interno di questa quota, il part-time involontario riguarda il 15,6% delle donne, a fronte del 5,1% degli uomini (Istat-Inps, 2025). In questo quadro si inseriscono anche le nuove forme di lavoro: piattaforme digitali, lavoro on demand, creazione di contenuti online e servizi alla persona intermediati da app, che offrono flessibilità e accesso al lavoro, ma spesso a fronte di minori tutele, redditi discontinui e ridotta protezione sociale.

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