L’employee experience strategica (per tutti)

Flessibilità su misura e nuovi significati del rientro in ufficio: la policy dello smart working è basata su fiducia e responsabilità, in cui non esistono limiti di giorni né obblighi di presenza in ufficio e si può  lavorare temporaneamente dall’estero. E’ un esempio di employee experience considerata strategica delle politiche aziendali ai giorni nostri. È quanto emerge dal recente report State of the Workplace 2026 pubblicato da Shrm.

Il report svela come l’esperienza dei collaboratori all’interno della realtà di lavoro, definita come un approccio olistico per migliorare il coinvolgimento e la soddisfazione, sia considerata da più di un terzo dei lavoratori (32%) come l’area più critica e la vera priorità, anche più dell’incremento delle retribuzioni, sulla quale i responsabili delle risorse umane dovrebbero concentrare i principali sforzi e investimenti nel corso del 2026.

Rispetto alla centralità e all’importanza per le organizzazioni moderne di investire nella costruzione di ambienti di lavoro incentrati sul benessere, l’ascolto e lo sviluppo delle persone, c’è una sostanziale comunanza di intenti tra i collaboratori e i Chief Human Resources Officer (Chro): secondo quanto svelato dal report Chro Priorities and Perspectives 2026 di Shrm, infatti, il 29% dei direttori delle risorse umane sta dando priorità all’esperienza dei dipendenti, riconoscendone l’importanza strategica nel promuovere il coinvolgimento delle persone e nel sostenere una forte cultura aziendale.

L’employee experience dei collaboratori si è evoluta da semplice slogan utilizzato dai team aziendali delle risorse umane a vantaggio competitivo misurabile.

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