Anche la madre intenzionale ha diritto al congedo obbligatorio

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 115 depositata il 21 luglio 2025, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 27-bis del decreto legislativo numero 151 del 2001, il quale, fino a qualche giorno fa, riconosceva il congedo di paternità obbligatorio solamente al padre lavoratore.

Nelle coppie formate da due donne, la madre intenzionale – colei che non ha un legame biologico con il bambino – ha diritto al congedo obbligatorio retribuito.

Consentire il congedo obbligatorio unicamente alle coppie eterosessuali è, secondo la Corte costituzionale, discriminatorio. Ai fini della tutela del minore, infatti, anche la seconda mamma potrà fruire del così detto “congedo di paternità”, che consiste in 10 giorni di astensione dal lavoro retribuiti al 100%.

La questione è giunta alla Corte a seguito di un ricorso presentato a maggio 2023 dall’associazione Rete Lenford insieme alla Cgil Nazionale.
Al centro del caso, la denuncia di una madre intenzionale che si era vista negare dall’INPS l’accesso al congedo, ritenendo discriminatorio il comportamento dell’ente previdenziale.

Il Sistema INPS bloccato per le famiglie arcobaleno

Il nodo principale riguardava il sistema informatico dell’INPS per le richieste online di congedo. Il portale, infatti, non permetteva alle coppie dello stesso sesso, entrambe registrate ufficialmente come genitori, di inoltrare la domanda per il congedo obbligatorio. L’inserimento di due codici fiscali appartenenti a persone dello stesso sesso causava, infatti, un blocco del sistema.

Durante il procedimento, l’INPS ha apportato modifiche alla piattaforma per permettere l’accesso al congedo parentale facoltativo, che è neutro rispetto al genere. Nonostante ciò, il sistema continuava a escludere il congedo obbligatorio di dieci giorni, previsto dalla legge solo per il «padre lavoratore».

Dopo un primo verdetto favorevole alla ricorrente, l’INPS ha proposto appello. Il giudizio di secondo grado di Brescia ha poi rimesso la questione alla Corte costituzionale, che ha confermato la discriminazione accogliendo l’istanza della madre intenzionale.

Un passo avanti per la genitorialità inclusiva

Nel suo pronunciamento, la Corte ha chiarito che anche nelle coppie formate da due madri, entrambe assumono la responsabilità giuridica e morale verso il minore, in linea con quanto previsto dall’ordinamento per garantire la tutela del bambino.

Inoltre, l’orientamento sessuale non influisce sulla capacità di assumersi responsabilità genitoriali. Di conseguenza, la madre intenzionale va considerata al pari del padre nelle coppie eterosessuali, partecipando sin dalla nascita alla cura e all’educazione del figlio.

Questa sentenza segna un passaggio cruciale verso l’uguaglianza nei diritti familiari, riconoscendo che la genitorialità non si misura solo con i legami biologici o i modelli tradizionali: lo Stato è chiamato a garantire pari tutela a tutte le famiglie che si prendono cura dei propri figli.

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