
Per quanto riguarda i salari, i numeri evidenziano come le retribuzioni contrattuali non seguano l’aumento dei prezzi: c’è un “vistoso disallineamento con l’inflazione”, si legge nel Rapporto, con una distanza calcolata in oltre 9 punti in 5 anni.
Sono 27 milioni i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali, con un incremento di circa 400mila unità rispetto al 2023 (+1,5%) e di circa 1,5 milioni rispetto al 2019 (+5,9%), con “una perdurante e vigorosa ripresa dell’occupazione, accompagnata da segnali di crescita anche sul fronte retributivo”, si legge nel Rapporto, ma “nonostante questi sviluppi positivi, l’Italia continua a registrare valori al di sotto della media europea, soprattutto per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile”.
Ma se l’occupazione cresce le retribuzioni reali perdono quota a causa della fiammata inflazionistica.
Le retribuzioni contrattuali, spiega l’Inps, tra il 2019 e il 2024 sono cresciute dell’8,3% a fronte di un aumento dei prezzi nei cinque anni del 17,4% perdendo oltre nove punti di potere d’acquisto. Il divario è meno ampio se si guarda alle retribuzioni nette. “Le retribuzioni nette, beneficiando del combinato disposto dei vari provvedimenti fiscali, spiega l’Inps, sono aumentate nettamente di più e cioè del 14,5% per il primo percentile, del 16,9% per la mediana (poco al di sotto dell’inflazione), e del 12,0% per il novantesimo percentile.”.
Fonte: Agenzia di stampa Ansa
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