Fast Tech: il ventilatore portatile che soffia sulle diseguaglianze

Per utilizzare una stridente metafora si potrebbe dire che il caldo miete e perseguita le sue vittime alla luce del sole. Uno studio – diffuso da molte testate italiane ed estere – dell’Imperial College London e della London School of Hygiene & Tropical ha stimato che, delle circa 2.300 morti registrate in Europa durante questo periodo, circa 1.500 possono essere attribuite agli effetti del cambiamento climatico. Non solo: la ricerca, che ha interessato 12 città – tra cui Barcellona, Madrid, Londra e Milano – conferma che il cambiamento climatico ha contribuito ad accentuare le ondate di calore sul continente europeo, incrementandone le temperature fino a 4 °C.

Come affrontare la crisi climatica?

Come affrontare tale fenomeno climatico? Nell’attesa di abitare città più verdi, percorse da mezzi pubblici climatizzati o di vivere in appartamenti ben isolati, molti si sono attrezzati ricorrendo a una soluzione immediata e pratica: a volte dotato di torcia e in versione pieghevole, il mini ventilatore portatile sta rappresentando un must dell’equipaggiamento urbano estivo.

Tuttavia, questi dispositivi a basso costo – proprio perché progettati per essere accessibili su larga scala – sono spesso concepiti per un uso transitorio e limitato nel tempo. È, infatti, il paradigma della fast tech: power bank, cavi USB e mini ventilatori portatili se rotti e non più funzionali hanno uno scarso livello di riparabilità. È proprio in questo senso che, sebbene la reperibilità tecnologica appaia democratica sul piano dell’accessibilità, il modello solleva importanti interrogativi ambientali e sociali: esso produce grandi quantità di rifiuti elettronici e alimenta un ciclo di consumo rapido e insostenibile.

L’insostenibilità della soluzione usa e getta

Attraversando gli scaffali di un negozio, il consumatore scorge cartelli che lo invitano a comprare mini ventilatori portatili a prezzi allettanti. Ma qual è davvero il costo reale di questo gadget? Secondo la ricerca – divulgata dalla BBC nell’articolo ‘Fast tech’ warning as demand for cheap gadgets heats up – di un’organizzazione no profit impegnata nella riduzione dei rifiuti elettronici, la Material Focus, «nell’ultimo anno sono stati acquistati ben 12,2 milioni di articoli fast tech». Inoltre, un dato altrettanto significativo riguarda il rapido abbandono di questi prodotti usa e getta: «solo nell’ultimo anno, 3,4 milioni di mini ventilatori sono stati gettati via o lasciati inutilizzati».

La “giustizia termica”

Gli elementi finora riportati descrivono un contesto in cui il surriscaldamento globale non si limita a generare effetti ambientali devastanti, ma contribuisce ad amplificare anche le disuguaglianze sociali. Spesso, infatti, chi acquista soluzioni economiche d’emergenza come, appunto, il mini ventilatore portatile appartiene alle fasce di reddito più basse perché escluse dall’accesso ad abitazioni ben isolate o a sistemi di raffreddamento efficienti oppure perché prive della possibilità di spostarsi in ambienti che garantiscano comfort termico, come fermate all’ombra, mezzi pubblici frequenti e climatizzati o luoghi di lavoro adeguatamente raffreddati.

La sociologa Malyne Sahakian parla, infatti, di “giustizia termica”: un concetto che mette in luce come l’accesso al comfort climatico non sia equamente distribuito e come le ondate di calore colpiscano in modo sproporzionato le fasce più vulnerabili della società (Fonte: Internazionale). Contrastare il cambiamento climatico significa dunque anche contenere queste disuguaglianze, mettendo in pratica soluzioni che siano insieme sostenibili ed eque.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

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