Economia: sale l’occupazione, frena l’inflazione.  Migliora la finanza, calano delle retribuzioni contrattuali (Istat) (1)

Nel 2024 l’economia italiana ha continuato a crescere a un ritmo moderato (+0,7%), inferiore rispetto alla Francia e soprattutto alla Spagna, mentre la Germania è in recessione per il secondo anno di seguito. 

È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Istat presentato oggi a Montecitorio dal presidente dell’istituto Francesco Maria Chelli.

I primi mesi del 2025 sono stati caratterizzati da forte incertezza sulle prospettive a breve, soprattutto per i rischi circa l’evoluzione degli scambi associati alle decisioni di politica commerciale degli Stati uniti.

L’occupazione ha continuato a espandersi (+1,5%) ed è stato conseguito un parziale recupero nel potere d’acquisto dei salari, spiega l’istituto. D’altra parte, l’aumento dell’occupazione, anche per la sua composizione settoriale, si è tradotto in una riduzione della produttività del lavoro.

Nonostante la crescita dell’occupazione dal 2020, l’Italia registra però il tasso di occupazione più basso dell’Ue a 27: nel 2024 è pari al 62,2% tra 15-64 anni, con un divario di oltre 15 punti percentuali con la Germania e quasi 7 punti con la Francia.

Il divario è particolarmente ampio tra i giovani (15-24 anni): 19,7%, -31,3 punti dalla Germania. Il tasso di disoccupazione (6,5%) si mantiene sopra la media Ue27 (5,9%) e, nel confronto con le maggiori economie dell’Ue27, rimane inferiore rispetto a Spagna (11,4%) e Francia (7,4%).

E’ proseguito inoltre il rientro dall’inflazione, secondo quanto emerge dal rapporto, e questo riflette il forte calo nelle quotazioni dell’energia, la cui crescita ne era stata all’origine. L’inflazione al consumo si è mantenuta più bassa che nelle altre maggiori economie europee, tornando però a salire nei primi mesi del 2025.

Nell’anno appena trascorso, si legge ancora nel rapporto Istat, sono migliorati in misura consistente i saldi del bilancio pubblico, soprattutto grazie alla riduzione degli oneri del superbonus. Il debito pubblico è cresciuto lievemente, per effetto della ridotta crescita del Pil nominale e dell’aumento della spesa per interessi.

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