
Quando il linguaggio incontra l’I.A.
Il linguaggio è in continuo movimento. Esso cambia in simbiosi con la realtà circostante.
Così, tra neologismi e anglicismi, si è fatto strada, prepotentemente, il termine chatbot. Chatbot e’ il programma informatico incentrato sulla simulazione del linguaggio umano.
Negli anni ’50 Alan Turing, matematico britannico ritenuto un genio del Ventesimo secolo, tra i padri dell’informatica, nel saggio intitolato Computing Machinery and Intelligence, introduce il test di Turing. È l’imitation game, volto a valutare la capacità di una macchina di avere un comportamento intelligente simile a quello umano.
Informatica e psicoterapia
Qualche anno dopo arriva un prototipo di chatbot dal nome ELIZA, sviluppato nel 1966 da Joseph Weizenbaum. Tra gli script del programma c’è anche il dialogo di un terapeuta con lo scopo di creare l’illusione della comprensione. Va in scena il potenziale di base delle funzioni algoritmiche nel campo della psicoterapia.
Il coinvolgimento dell’I.A. nella psicologia clinica
Le applicazioni di intelligenza artificiale nell’ambito della psicologia clinica sollevano una domanda cruciale: il sostituto digitale può offrire il supporto emotivo e professionale di uno psicoterapeuta umano?
Uno studio – divulgato dalla testata online Agenda Digitale – condotto da Fitzpatrick, Darcy e Vierhile ha evidenziato che Woebot, applicazione progettata per offrire supporto psicologico contro ansia e depressione, è in grado di ridurre in maniera sostanziale sintomi ansiosi e depressivi nei giovani adulti.
Woebot è una tra le tool disponibili sull’approccio comportamentale: propone un’interazione guidata per aiutare gli utenti nella gestione delle proprie emozioni. Tra i vantaggi di programmi di questo tipo i distributori hanno fatto notare:
- accesso semplificato per individui appartenenti a minoranze etniche che non dispongono facilmente di un aiuto nella propria lingua madre;
- il mezzo digitale può essere percepito come uno spazio sicuro e discreto, in cui l’anonimato favorisce una maggiore apertura. Gli utenti, infatti, si sentirebbero meno esposti al giudizio e quindi più liberi di esprimersi.
Il chatbot offre anche la possibilità di ricevere un sostegno psicologico in tempi rapidi e a costi contenuti. Per andare incontro proprio a chi non ha tanta disponibilità nel 2022 è stato varato in via sperimentale in Italia il bonus psicologo: una misura per supportare con un contributo economico per servizi psicologici chi ha un reddito ISEE inferiore a determinati limiti. L’iniziativa ha incassato questi dati: «nel 2022, su 400.000 richieste pervenute, 170.000 sono state accolte» (La Repubblica).
Viene istintivo pensare che strumenti chatbot di matrici cognitive comportamentali possano rappresentare un supporto all’intervento umano.
Tuttavia, non bisogna cadere nell’illusione che possano sostituire del tutto il contatto umano.
L’empatia autentica, la capacità di interpretare il non detto, il linguaggio del corpo e le sfumature emotive più complesse sembrano restare prerogative insostituibili nelle relazioni terapeutiche. L’interpretazione semantica della realtà riluce, a oggi, ancora inimitabile capacità umana.
Fonti:
- Le chatbot per il supporto psicologico. Potenzialità, limiti e prospettive future, State of Mind;
- Il mio psicologo è una chatbot: vantaggi e rischi dell’IA per la terapia, Agenda Digitale.
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