Posto fisso? No grazie!

Il posto fisso tra mito e realtà

Se una volta il posto fisso pubblico era una garanzia sulla vita, oggi le cose stanno cambiando.

Da piano A, se non l’unico, a piano B per coloro che cercano lavoro.

Non solo per i giovani, che non ne sono minimamente attratti, ma soprattutto per i dipendenti che lo hanno già conquistato.

A rivelarlo una ricerca della Cisl funzione pubblica della Lombardia realizzata dal centro studi regionale del sindacato. La ricerca mette in luce mito e realtà del posto fisso di oggi.  

Tra le motivazioni della scarsa attrattività, per i partecipanti alla ricerca, primeggia l’insufficienza della retribuzione rispetto al costo della vita (83%). Avanzamento di carriera inesistente (55%), mancata valorizzazione del lavoro svolto (51%) e ambienti poco stimolanti (35%) sono le altre motivazioni che emergono dalla ricerca.

Un malcontento generale tra coloro che lavoro nel pubblico, spesso fonte di stress psicologico, che sta facendo venire meno uno dei pilastri della cultura sociologica e lavorativa italiana.

Un paradigma culturale

“Il posto fisso è sacro” urlava Checco Zalone nel film “Quo vado”. E per molto tempo, almeno in Italia, è stato così. Dal Comune al Ministero, possedere il posto fisso era uno status symbol che contraddistingueva coloro che ce l’avevano fatta da coloro che avevano dovuto, invece, accontentarsi di altro.

Fuori e dentro gli uffici pubblici, due mondi paralleli italiani che per anni hanno faticato ad incontrarsi e a capirsi. 

L’impiegato pubblico era il lavoratore modello per eccellenza, una sorta di eroe moderno ma senza particolari superpoteri. E per tanti anni fonte di ispirazione per le generazioni a venire.

Del resto si sa, il posto fisso garantiva, soprattutto nell’Italia del boom economico, una retribuzione adeguata, la certezza di un lavoro tranquillo e senza rischi con la sicurezza di andare un giorno in pensione e godersi il meritato riposo.

Quel paradigma culturale così radicato nella mentalità italiana oggi sembra sbriciolarsi sotto le pressioni e il dinamismo di una società in continua evoluzione.

Al di la dei motivi pratici, forse la staticità del posto pubblico è oggi una delle sue maggiori pecche. In un’epoca di rivoluzione digitale e di nuove frontiere, la ripetitività di un lavoro sempre uguale a se stesso potrebbe essere fonte di alienazione.

L’impiegato del catasto, da eroe moderno, oggi forse è solo un uomo destinato a sparire?

Francesca Pietrangeli
Consulente del Lavoro
La Rocca e Associati S.p.A.

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