
Data Protection Day tra diritti e libertà, la questione della sicurezza, la tutela dei minori, il mercato del lavoro.
Alcuni aspetti della vita aziendale e privata sono toccati in maniera considerevole dallo sviluppo delle tecnologie di trattamento automatizzato dei dati. Le novità giuslavoristiche.
La Convenzione 108
Nel 2006, il Consiglio d’Europa ha deciso di istituire la Giornata della protezione dei dati ogni anno il 28 gennaio: era la data in cui la convenzione del Consiglio d’Europa nota come “Convenzione 108” era stata aperta alla firma come primo trattato internazionale sul tema.
La Giornata della protezione dei dati viene oggi celebrata a livello mondiale.
E’ l’occasione per ragionare sui temi di attualità legati alla tutela della privacy rispetto alle tecnologie che cambiano continuamente. Serve favorire la conoscenza di diritti, doveri e rischi connessi alle identità personali e alla gestione delle informazioni.
In Europa
In tale contesto si inquadra la recente sentenza in materia di paletti di privacy applicabili ai contratti collettivi dell’ottava sezione della Corte di giustizia dell’Unione europea. La Corte ha ribadito che gli Stati membri non possono derogare dai principi generali del Regolamento ma devono adattare le proprie normative in modo da garantire la tutela dei diritti degli interessati.
La Corte ha sottolineato che la discrezionalità prevista dall’articolo 88 non può essere interpretata come una libertà per gli Stati membri di allontanarsi dagli obiettivi di armonizzazione e protezione del GDPR il Regolamento dell’Unione Europea sulla Protezione dei Dati.
Applicato in tutti gli Stati membri dal 2018, il GDPR ha stabilito nuove regole riguardanti la raccolta e l’uso dei dati personali, obbligando, ad esempio, le aziende a ottenere il consenso esplicito degli utenti prima di raccogliere le informazioni su di loro impegnandole poi a garantire la trasparenza nella finalità e durata di trattamenti dei dati.
In Italia l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, autorità amministrativa indipendente, sta in prima linea da anni.
In Italia, settore lavoro
A tal proposito, nel settore lavoro, il provvedimento n. 472/2024 con cui il Garante ha sottolineato che il datore di lavoro non può accedere alla casella di posta elettronica di un dipendente o collaboratore, né utilizzare software per conservare copie dei messaggi.
L’Autorità ha sottolineato che un simile trattamento dei dati personali non solo costituisce una violazione delle normative sulla protezione dei dati, ma può anche configurarsi come un’attività di controllo illecito nei confronti del lavoratore.
Inoltre, i lavoratori hanno il diritto di accedere ai propri dati personali conservati dal datore di lavoro, indipendentemente dal motivo per cui richiedano tale accesso.
Questa precisazione aggiunge un altro mattone alla tutela dei diritti in ambito lavorativo.
In linea generale, il diritto di accesso consente ai singoli individui di poter esercitare il controllo dei propri dati personali, di verificarne l’esattezza e la gestione.
I giuristi hanno sottolineato la pienezza di tale diritto, che non può essere negato e limitato a seconda della motivazione con cui il lavoratore richiede l’accesso ai propri dati. Il Regolamento Europeo non richiede, infatti, che gli interessati giustifichino le proprie richieste di accesso con motivazioni specifiche.
Serve l’educazione digitale
Tra le ultime campagne di comunicazione del Garante “La sua privacy vale più di un like”. La campagna è rivolta ai genitori che pubblicano online le foto dei propri figli “La sua privacy vale più di un like” è il claim contro il cosiddetto “sharenting”, cioè la condivisione sui social, costante e ossessiva, da parte dei genitori di foto e video dei propri figli.
Uso delle app, frodi digitali, cyberbullismo, pishing, assistenti digitali, profilazione commerciale degli utenti, big data. Bisogna sapersi difendere.
“Se proteggi i tuoi dati proteggi stesso”
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