Salute mentale e lavoro: è tempo di un cambio di prospettiva?

Quanto accade nel contesto lavorativo oltre i nostri confini nazionali e geografici può farci ragionare sul nostro rapporto con il lavoro. Uno stimolo alla riflessione ci viene dal Financial Times, che ha rilanciato come notizia sensazionalistica la politica del personale intrapresa circa un anno fa da un amministratore delegato del Cebu Century Plaza Hotel nelle Filippine.

La politica del personale di Dublado

Ricardo Dublado aveva riconosciuto al dipendente, in stato di sofferenza a causa della fine di una relazione sentimentale, cinque giorni di congedo retribuiti. Tale misura ha rappresentato non solo un’iniziativa di supporto al benessere psicologico dei lavoratori, ma anche un provvedimento insolito e innovativo.

A questo punto è plausibile chiedersi: la produttività aziendale viene influenzata negativamente se il dipendente trascorre meno ore a lavoro perché in fase di recupero dopo la fine di una relazione? 

Non abbiamo dati certi sulla casistica in questione, tuttavia e al contrario un sondaggio del Workplace Lab di Slack (app di messaggistica utilizzata in ambito lavorativo) ha rivelato che «più ore non significano necessariamente migliore produttività».

Una panoramica sulla salute mentale

Non solo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato che lavorare 55 ore o più a settimana incrementa del 35% il rischio di ictus e del 17% quello di decesso per malattie cardiache. Inoltre, lo stesso Istituto specializzato dell’Onu ha previsto che entro il 2030 le malattie psichiche supereranno quelle cardiovascolari. A cosa è dovuto quest’ultimo incremento?

Alterazione dell’umore, disturbi del sonno e comportamenti compulsivi e ossessivi sono sintomi che possono indicare la presenza di un disturbo mentale. È in questo frangente che si correlano tra loro le categorie di lavoro e tempo. 

Ricorda la professoressa Liliana dell’Osso, presidente della Società italiana di psichiatria, come sia importante «evitare che il lavoro amplifichi disagi preesistenti che hanno effetti negativi sulla salute mentale».

La Giornata mondiale della salute mentale

All’inizio di questo mese il Ministero della Salute è stato illuminato di verde in occasione della Giornata mondiale della salute mentale. Il Mind Health Report ha scattato una fotografia globale sulla salute e sul benessere mentale, i cui dati destano non poca preoccupazione. 

Il 32% della popolazione mondiale riporta una forma di disturbo mentale (+5 punti rispetto il 2022). In Italia, invece, la percentuale scende al 28%, ma il dato risulta in crescita di 6 punti rispetto al 2022. Tra i disturbi più comuni troviamo: ansia (14%) e depressione (12%). 

Salute mentale e disoccupazione

A pari merito, anche condizioni di lavoro caratterizzate da precarietà o, addirittura, l’assenza di lavoro possono provocare forte stress e inquietudine e, quindi, malessere psicopatologico. 

Non sorprende, infatti, che nelle Filippine un disegno di legge proposto nel febbraio 2023 dal deputato Lordan Suan non stia ricevendo grande seguito. L’iniziativa legislativa proponeva la possibilità di riconoscere al lavoratore che attraversa una rottura sentimentale il diritto a un massimo di tre giorni di congedo senza però essere retribuito. Abigail Marquez, addetta ai servizi clienti, ha dichiarato che, se una relazione sentimentale dovesse finire, non si avvarrebbe mai del congedo proprio perché non retribuito.

Sarebbe dunque opportuno consolidare il nesso tra salute mentale e politiche per il lavoro per migliorare il benessere materiale e psicofisico non solo della popolazione attiva, ma anche di quella in cerca di occupazione.

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