Le ferie: diritto e cultura aziendale

In vacanza, tra norme e welfare

È arrivato il periodo dell’anno in cui è consuetudine andare in vacanza… dopo la pianificazione dei periodi di ferie spettanti ai lavoratori!

Dopo un anno di attività si ha diritto a un periodo di riposo “utile a recuperare le energie psicofisiche”, un diritto fondamentale e garantito per legge.

La gestione delle ferie è un tema di interesse trasversale che solleva dubbi e perplessità: in testa la corretta applicazione delle normative vigenti.

Il diritto alle ferie retribuite trova il principale fondamento nella Costituzione italiana.

Allo stesso tempo la materia è oggetto di regolamentazione codicistica. Ma non solo. È un principio sociale Europeo.

Le norme stabiliscono che per ciascun lavoratore “spetta un periodo di ferie annuali retribuite, da considerarsi essenziale non solo per il benessere di quest’ultimo, ma anche per l’impresa stessa in vista della maggiore produttività del soggetto al suo ritorno”.

La pianificazione e la gestione delle ferie possono tuttavia presentare delle difficoltà sia per i datori di lavoro che per i dipendenti. 

Tra queste righe, lo spaccato delle principali disposizioni vigenti in materia: tra casi pratici e indicazioni utili per una corretta gestione del riposo annuale.

L’obiettivo è chiarire i diritti e i doveri delle parti coinvolte, promuovendo la cultura del lavoro che valorizza il benessere dei lavoratori e la compliance normativa.

Il fondamento Costituzionale

 “[..] Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.”  Cost. art. 36

Come sappiamo, la principale fonte di legge è la stessa Costituzione.

La ratio dell’articolo in questione deriva dall’importanza che lo stesso costituente riserva all’ambito del lavoro, ritenuto un concetto democratico fondante i valori della Repubblica italiana.

Premesso questo, l’articolo sancisce il diritto al riposo che matura in relazione ai mesi di servizio prestato e a cui non si può rinunciare.

La regolamentazione del diritto alle ferie

Il contesto è ampiamente osservato anche dalla Comunità Europea con le direttive oggetto di recepimento del D.Lgs. 66/2003 con cui si disciplina la materia dei riposi.

Nello specifico si indica l’orario di lavoro normale in 40 ore settimanali: le ore possono essere oggetto di previsione migliorativa dei contratti collettivi (con la riduzione).

In ogni caso la durata massima non può superare le 48 ore ogni 7 giorni, compreso lo straordinario.

In riferimento invece al limite giornaliero, il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutive ogni 24. Si stabilisce così, implicitamente, il limite di 13 ore in un giorno.

Ogni 7 giorni si ha diritto a un riposo obbligatorio di 24 ore; di regola in coincidenza con la domenica.

In riferimento alle ferie annuali il legislatore ha previsto un minimo di 4 settimane all’anno con un primo periodo di almeno 2 settimane da fruire in maniera continuativa entro l’anno di maturazione. Il secondo blocco, anch’esso di 2 settimane, è usufruibile anche in maniera frazionata entro i 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione.

Infine, un terzo periodo eventualmente previsto dal Ccnl o dal contratto individuale anch’esso frazionabile e, in questo caso, monetizzabile.

In sintesi: le ferie sono regolarizzate da legge nazionale e dai contratti collettivi nazionali che identificano il numero preciso di giorni per settore lavorativo.

La decisione sulle ferie

La materia dei riposi è regolamentata anche dal Codice civile all’articolo 2109 che, oltre a ricalcare quanto disposto dalla Costituzione e dal decreto legislativo n.66/2003, fa una menzione particolare alla pianificazione dei periodi in questione.

Mentre la determinazione della misura delle ferie spettanti è di competenza del contratto collettivo, il potere di stabilire quando il dipendente può assentarsi appartiene al datore di lavoro.

“L’esatta determinazione del periodo feriale […] spetta unicamente all’imprenditore, quale estrinsecazione del generale potere organizzativo e direttivo dell’impresa. (Cass., n° 21918 del 16/10/2014)

Possono manifestarsi necessità legate all’attività d’impresa e il datore si trova nell’impossibilità di approvare le ferie per i giorni richiesti.

Le dinamiche possono essere diverse. Ci può essere per esempio un particolare passaggio in cui la produzione va incrementata per esigenze di mercato e serve la presenza di tutto il personale per raggiungere l’obiettivo.

Il piano ferie va programmato anche a prevenire disservizi o incomprensioni. O conflitti, come nel caso di sovrapposizione delle richieste concentrate nello stesso periodo: buona la probabilità di causare uno squilibrio all’azienda.

Per tutte queste ipotesi la legge prevede la facoltà del datore di dare priorità all’attività d’impresa distribuendo, in base ad essa, i periodi di ferie.

Il datore di lavoro dovrà di contro osservare alcune accortezze per rispettare le esigenze dei dipendenti comunicando tempestivamente il periodo usufruibile, motivando la sua scelta e presentando le date alternative a quelle richieste.

È un diritto irrinunciabile

Il datore di lavoro non può mai e in alcun modo negare le ferie all’interessato.

Qualora si verifichi una simile violazione, il lavoratore può rivolgersi alla Direzione Territoriale del Lavoro che, in qualità di mediatore, può innescare il dialogo fra le parti finalizzato all’individuazione di un periodo che possa soddisfare entrambe.

Se questo non risulta possibile e viene accertata l’illecita condotta datoriale, la Direzione è l’ufficio competente che procede all’irrogazione di sanzioni in denaro.

Queste possono variare dai 120 ai 5.400 euro a seconda siano coinvolti meno di 6 o più di 10 lavoratori.

In conclusione

Il diritto alle ferie retribuite rappresenta un pilastro fondamentale della tutela del lavoratore, sancito dalla Costituzione italiana e dai principi sociali Europei, regolato dall’ordinamento giuridico comunitario e nazionale.

Un principio importante volto alla tutela della salute e al benessere di chi lavora che però favorisce la qualità del lavoro.

Nella comunicazione interna e nella ricerca dell’equilibrio delle esigenze, le chiavi per prevenire eventuali scontentezze. Chi è felice produce di più.

Lavoro di squadra, cultura di welfare aziendale.

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