L’influenza dell’Intelligenza artificiale sull’organizzazione e l’orario di lavoro

All’indomani dell’approvazione della prima normativa mondiale sull’Intelligenza Artificiale (c.d. Artificial Intelligence Act) l’Unione Europea si avvia verso la fase d’implementazione della materia, ma si fa strada tra i professionisti e i datori di lavoro la necessità di chiarire la portata del fenomeno del “machine learning” sull’organizzazione del lavoro.   

Sebbene la legislazione preveda una certa protezione, spesso può non essere sufficiente ad affrontare le sfide che l’IA comporta. A tal proposito, le istituzioni Europee assicurano che alcuni rischi derivanti dall’uso dell’IA saranno considerati inaccettabili e, pertanto, molti sistemi di automazione non varcheranno i confini dell’Unione.
L’accordo vieta infatti, tra le altre, la manipolazione comportamentale cognitiva, il riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e la categorizzazione biometrica dei dati sensibili.

I risvolti dell’IA sulla tutela dei lavoratori

Nella prospettiva di uniformare il diritto interno a quello europeo, con il D.lgs. 104/2022 (c.d. Decreto Trasparenza) e con il Dl. 48/2023 (Decreto Lavoro), a tutela dei lavoratori, il legislatore nazionale ha integrato la normativa giuslavoristica introducendo nuovi obblighi informativi a carico dei datori di lavoro.

Tra questi figura l’obbligo di comunicare ai lavoratori le modalità di esecuzione della prestazione e l’utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati (quali data analytics o machine learning) se impiegati per la gestione dell’orario di lavoro, della cessazione del rapporto o per l’assegnazione di compiti o mansioni ai dipendenti.

L’Analisi del Fondo Monetario Internazionale

Dalla recente analisi del Fondo Monetario Internazionale (FMI), dal titolo “l’Intelligenza Artificiale e il futuro del lavoro” emerge che l’influenza dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro globale determinerà una sostituzione e un’integrazione del 40% dei posti di lavoro nel mondo.

Ciò che la contraddistingue è che, a differenza delle precedenti ondate di automazione capaci di influenzare le attività di routine, l’intelligenza artificiale è in grado di impattare i lavori altamente qualificati e, di riflesso, anche le economie più avanzate.
A ciò si aggiunge, per i Paesi con una struttura occupazionale incentrata su ruoli ad alta intensità cognitiva, una maggiore opportunità di sfruttamento dei suoi benefici rispetto alle economie in via di sviluppo.
Per i mercati emergenti, infatti, poiché assenti infrastrutture digitali e forza lavoro qualificate, l’esposizione all’intelligenza artificiale potrebbe costituire un serio pericolo.

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sull’orario di lavoro

Allo stato attuale, non è chiaro in che misura l’intelligenza artificiale possa contribuire a modificare gli assetti dell’organizzazione del lavoro in termini di collocazione temporale della prestazione lavorativa. Tuttavia, da uno studio della Commissione Europea (dal titolo “Improving working conditions using Artificial Intelligence”) emerge che l’automazione basata sull’intelligenza artificiale generativa potrebbe portare ad una riduzione dell’orario di lavoro (c.d. settimana corta), malgrado le prospettive divergenti derivanti dal suo utilizzo.

In particolare, laddove l’IA spinga verso un’organizzazione lavorativa orientata al risultato, per molte realtà aziendali andrebbe rimodulata la distribuzione dell’orario di lavoro all’interno della settimana lavorativa, senza tuttavia tralasciare che l’apporto di automatismi all’attività (es. Chat GPT) potrebbe richiedere, in misura diversa e a seconda della qualifica e del livello d’inquadramento del dipendente, una formazione adeguata agli standard delle tecnologie digitali impiegate in azienda, fattore che potrebbe favorire la creazione di nuove figure occupazionali sul mercato.

Scenari futuri sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale

Con riguardo all’impatto sui livelli di reddito, l’intensificazione della ricchezza dipenderà dal grado di complementarità dell’IA con il lavoro umano, tenuto conto che i risultati potrebbero variare a seconda dei ruoli di volta in volta analizzati e dal livello di professionalità richiesto dalla natura della prestazione.

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